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Quanto è reale il virtuale?

di nadiolinda (31/10/2008 - 18:45)

Quando stavo facendo casa, ripensavo spesso a uno sketch di Luciana Littizzetto in cui lei diceva che le parole-chiave che separano un progetto di vita (la casa, appunto) dal dissesto finanziario (indebitamento esponenziale) erano quattro: 'già che ci sono'.
Ovvero: quando si fa o si ristruttura casa, bisogna non farsi prendere la mano o si rischia di spendere tantissimo per poi chiedersi 'ma come ho fatto??'.
Ecco: io facevo casa e pensavo a Luciana. E sono riuscita, tutto sommato, a uscirne illesa finanziariamente. Potenza della risata che, quando ti entra dentro la testa, fa scattare dei campanelli efficaci che diventano verità tutte tue.

virtuality

Bene. Quando parlo di virtuale, invece, le parole magiche sono 'tranne che'.
Provate!
Chiedete a qualcuno, ad esempio, se guarda la televisione. Vi dirà di no
tranne che quel programma e quell'altro e quell'altro ancora.
Oppure se è dipendente dai social network. No,
tranne che xxxx perché c'è dentro qualcuno o perché non lo conosce nessuno.
Oppure se è dipendente dal telefonino. Ancora sarà no,
tranne che per mandare gli sms o chiamare qualche parente con un'offerta vantaggiosissima.
Insomma: quando si ha a che fare col virtuale, è un attimo convincersi che il nostro grado di immersione nel mondo del non-reale è comunque relativo, circoscritto, una parentesi.
E invece no. Il virtuale permea le nostre vite. Lo fa attraverso mezzi più innocui e riconosciuti (come la tv) e anche attraverso nuove tecnologie, magari più grintose e accattivanti. Nel grande mercato globale,
ogni target ha un prodotto, reale e virtuale. Il mercato non conosce nessun tranne che.

Ora, dato che la nostra vita è in gran parte virtuale, dovremmo cominciare a considerare il peso dell'etere, nelle nostre scelte e nella nostra condotta.
Troppo spesso la presenza di uno schermo ci fa sentire protetti e, così, ci lasciamo andare a cadute libere pensando che la
rete ci possa salvare dai tonfi reali e da quelli morali.
Qualche giorno fa è capitato che una signora, in Giappone, ha scoperto sulla propria pelle cosa significa pagare per la propria condotta virtuale. La sua è una storia che merita di essere raccontata.Ha conosciuto un uomo, in un gioco di simulazione. Si sono confidati e innamorati e hanno coltivato una storia in rete. Il gioco permetteva la simulazione di molte situazioni, dalla vita mondana al sesso. I due avatar (ovvero, i loro alter-ego virtuali) si sono sposati. Poi, lui si è stufato e, utilizzando una funzione del gioco... ha divorziato.
La signora, impazzita dal dolore e dalla rabbia, ha
ucciso l'avatar del compagno. Virtualmente, s'intende: ha solo cancellato il codice del suo personaggio dal programma. Ma lui ha sporto denuncia per omicidio virtuale.Risultato: la signora ad oggi rischia fino a cinque anni di galera e quasi 400mila dollari di multa.
La legge giapponese, infatti, considera molto gravemente i crimini di hackeraggio (ossia di pirateria virtuale). Personalmente, provo molta compassione (nel senso di
com-patire, ossia di essere vicina) per la signora, che si è lasciata così coinvolgere da una relazione inconsistente, da perdere la testa e, immagino, soffrire terribilmente.
Per chi ammette, senza vergogna, quanto peso abbia la virtualità nella sua esistenza, è difficile non capire che le emozioni sono spesso reali e sincere e che le conseguenze emotive sono pagate in toto; anche se ci si salva da quelle concrete o perfino legali.
Non so cosa pesi di più per la signora, se l'incoscienza di aver commesso un reato per pura ingenuità e ignoranza, pensando solo di giocare o di fare un atto completamente virtuale e privo di conseguenze. Oppure se le bruci dover scontare ancora per un amore che per lei era reale e per l'altro era solo qualche riga in più di codice.

E, prima di giudicare, chi è senza peccato... invii il primo sms!

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rumori fuori scena

di nadiolinda (24/10/2008 - 11:18)

donneSL

Questa settimana, l'ufficio italiano del Parlamento Europeo ha organizzato un seminario per giornaliste alla sede di Strasburgo, in occasione della seduta plenaria di ottobre. Tra le invitate c'ero anch'io che avevo bisogno di alcune interviste per farmi un quadro sulla diffusione dell'AIDS in Italia. Così, l'ho chiesto a Vittorio Agnoletto, che prima di fare un sacco di cose, ha fondato la LILA - Lega per la Lotta Italiana all'AIDS.
Di AIDS non si parla più da molto tempo, la percezione del rischio è basso, le terapie attualmente disponibili allungano la vita con un'aspettativa che può raggiungere i 30 anni.
Risultato: in Italia si stimano tra i 140mila e i 170mila contagiati dal virus, di cui solo una parte consapevoli. Una grande percentuale di questi sono donne, le cosiddette late presenters, che arrivano in ospedale quando la malattia è già in uno stadio avanzato, senza aver mai avuto sospetti. Il problema non è da poco: si parla di una stima che sfiora i 50mila casi.
Sono donne eterosessuali, con una situazione sentimentale stabile, apparentemente sicura, che hanno una bassissima o nulla percezione del rischio.

Ma non è di questo che voglio parlare.
A Strasburgo siamo andate in 15 giornaliste, tutte donne, tutte in gamba, con un percorso di crescita personale e professionale da outsiders. Che a casa mia fa il pari con cazzute o anche, per drla in altre parole... con due palle così! Il programma comprendeva circa 3 giorni di seminario, compresi gli spostamenti. Dunque abbiamo trascorso all'incirca 62 ore insieme. Da questa vanno sottratte le ore di sonno e di ritiro nelle camere, cioè circa 18. Da queste vanno sottratte le ore dei confronti con gli europarlamentari, cioè circa 8.
Dunque, sintetizzando:
62 ore totali
- 18 ore di riposo
- 8 ore di lavoro
= 36 ore in cui (ve lo assicuro!) non c'è stato un solo attimo di silenzio!


Ora ...36 ore di chiacchiere sono tantissime!
Qualche tempo fa, la rivista Science ha pubblicato una ricerca condotta dall'Università del Texas che dimostra come la leggenda metropolitana che le donne parlano troppo è falsa. Nei fatti, le donne proferiscono 16.215 parole al giorno contro le 15.669 degli uomini: circa mille parole di differenza al giorno. Ma questo non è sufficiente per affermare che le donne siano più logorroiche degli uomini. E ancora: in Italia è stato pubblicato Il cervello delle donne, della neuropsichiatra americana Louann Brizendine, in cui si afferma le donne utilizzano 20mila parole al giorno, contro le 7mila degli uomini.
Insomma: chi ha ragione?
Le donne parlano tanto o parlano troppo?

...vorrei tanto avere altro tempo per rispondere a questo interessante interrogativo, ma ora devo rispondere a una videoconferenza su skype con un po' di amiche e organizzare la nostra serata insieme.
E poi, fatemelo dire, quando si incontrano donne interessanti, vale la pena di confrontarsi. E se un uomo non sa reggere il ritmo della conversazione, fatti suoi!

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un intero popolo che abbocca sempre a quello che gli viene raccontato è un popolo senza dignità

di nadiolinda (16/10/2008 - 10:17)


ci sono dei valori che, per me, sono da includere nella voce non negoziabili.
senza eccezione alcuna.
e quando leggo o sento cose come quelle di questi giorni devo dire che non solo mi scandalizzo, ma mi viene pure da vergognarmi e dare ragione a un amico che recentemente ha esordito con 'le persone sono dei virus'.
non posso credere che qualcuno prenda sul serio, ad esempio, la facile liquidazione del protocollo cosiddetto 20-20-20 per gli obiettivi di risparmio energetico. che costi alle aziende, siamo d'accordo. ma quanto costa a noi?
già, nella vita di tutti i giorni, chi ha una coscienza verde osserva le piccole noncuranze e gli sprechi con una stretta al cuore. e se protesti per il rubinetto aperto o per i rifiuti ammassati, è un attimo sentirsi dire: 'ma tanto io pago'.
come se fossero i soldi l'unico metro per tutto.
a brescia esiste l'inceneritore di cui tanto si è parlato in questi mesi perché farà da modello per altre realtà, come quella campana, dove i rifiuti sono una piaga sociale.
bene: da quando c'è l'inceneritore, non si fa più raccolta differenziata della plastica. perché la plastica è un combustibile eccezionale e brucia da dio.
ottimo, dicono in tanti. perché per loro l'equazione è: rifiuto bruciato, rifiuto eliminato.
e forse non ci penseranno nemmeno quando moriremo tutti di qualche cancro alle vie respiratorie, come già sta succedendo.
e non mi consola sapere che come morirò io, morirà anche lady beretta o tutti i gnutti del caso, con le loro belle villette e i loro parchi macchine nelle alti e verdi e ridenti valli.
non mi consola perché mi vergogno di appartenere alla loro stessa razza; anche se io non potrei mai essere il loro tipo, perché io sono umana.

ieri è apparsa la
lettera
di roberto saviano di cui si è tanto parlato. e, come al solito, la stampa dice tutta la stessa cosa, tranne qualche sporadica flebile voce fuori dal coro di papere. ma chi se ne frega se va fuori dal'italia o resta. chi se ne frega.
non è quello che c'è scritto. d'altronde, non centrare il punto ma distogliere l'attenzione è diventato l'allenamento quotidiano di una stampa impegnata, insieme alle istituzioni, a formare quotidianamente la coscienza dell'italiano medio dandogli come metro primario la quantificazione in denaro di qualunque cosa. saviano racconta la pena di un'esilio morale del suo paese e dice che per essere un eroe, in questo paese, bisogna essere morti, perché così non si dà più fastidio.
è il dolore, profondo, per chi fa scelte che non sono in linea con il valore primario che ci guida: i soldi. che controllano tutto, decidono tutto, pesano più di ogni altra cosa.
la moralità vale come una merda di cane.
l'etica non si sa più nemmeno cosa sia. è fuori mercato da un po'.
la compassione, nel senso di vicinanza all'altro, di solidarietà attiva, è il contentino dei poveracci.
in un momento in cui ci sono problemi sociali e allarmi su schiere di nuovi poveri, dobbiamo sentirci dire che le banche devono essere salvate.
da chi?
a prenderlo in culo fino a ieri per continuare a prenderlo in culo anche domani siamo tutti d'accordo. e i soldi, che non ci sono più da un giorno all'altro, sono davvero spariti? e le borse minori, quelle mediorientali, ad esempio, che in questi giorni crescono come mai prima d'ora, non sono forse ingrassate dagli stessi fondi che sono tolti a wall street, a pechino, a milano? non sarò un'esperta di finanza, certo. ma non sono un'idiota e non mi piace essere presa in giro.

e siccome ho un minimo di visibilità, cominciano ad arrivare anche le prime richieste di favori. con l'appunto che qui ci siamo tutti per darci una mano, favore per favore.
nei giorni scorsi mi è stata offerta una piccolissima possibilità che, attaccato al cartellino, aveva un piccolo ricatto. non si chiamava ricatto, certo. si chiamava favore. e chi si è offerto di 'sostenermi' mi ha anche detto che voleva presentarmi delle persone perché loro del partito (indovinate quale?!?) sono dappertutto.

ho detto di no perché non posso far finta che la direzione che scelgo per la mia vita non sia fatta di piccole decisioni giorno dopo giorno.
e, condividendo questa cosa con un amico, lui si rammaricava che le scelte morali siano non solo non capite, ma addirittura disprezzate.
si, è vero.
ma io combatto l'uomo medio, depresso, immerso nella merda del suo perenne presente, pieno di luoghi comuni, di qualunquismo, con un buco nero dentro che riempie di roba, come se le cose potessero colmare davvero un vuoto; senza il senso della rinuncia, senza il senso dell'umanità, senza ideali, senza aspettative, senza capacità decisionale, senza una bussola critica interiore, senza forza morale, senza il senso del suo passato, senza voglia di pensare al suo futuro, che baratta valori in cambio di soldi e, così, giorno dopo giorno, vende la sua anima.

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Intervista per ViteReali - Rai4

di nadiolinda (09/10/2008 - 20:24)

 

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vorrei riavere indietro la mia prima volta...

di nadiolinda (08/10/2008 - 11:46)

...solo per potermi permettere il KIT PER PERDERE LA VERGINITA'

il kit

a soli 15,00 $, infatti, questo delizioso kit offre tutto il necessario per affrontare con serenità e preparazione quasi ingegneristica tutte le tappe essenziali del primo rapporto completo:
- l'immancabile preservativo!!
- un manuale guida dettagliato e con illustrazioni
- una serie di annotazioni anatomiche, mappe e consigli
- le carte del Kamasutra, con i tre livelli: base, avanzato, Cirque du Soleil

...e, soprattutto, il diploma per aver copulato, con tanto di attestato ed, eventualmente, bacio accademico su richiesta!

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nadiolinda leonessa ...soprammobile!

di nadiolinda (07/10/2008 - 18:03)

sabato sera, al Gran Galà Donna Italiana, ho ricevuto un premio per la letteratura. perché, pare, sono riuscita a tirar fuori uno stile dal blog.

e a dirvi il vero, mi ha fatto piacere, anche se è una piccola cosa perché pubblicare un libro come il mio è fatica e bisogna combattere con moltissimi pregiudizi.
qualche giorno fa ho visto una critica al libro di giordano che lo accusava di utilizzare un periodare un po' troppo semplice. questo lo rendeva un autore di serie b.
figuratevi a cosa mi tocca controbattere a me...

e vabbè.
comunque, il premio me l'ha consegnato una donna davvero in gamba: Patrizia Rappazzo, che ha dirige il festival Sguardi Altrove, ormai un punto di riferimento per chi parla di donne.
e l'applauso più grande è andato alla bravissima e tenera Giulia Quintavalle, che è davvero una forte, non solo perché ha vinto un'oro, ma perché a starle vicino si fa fatica a non abbracciarla forte per dirle che le si è vicino.


la mia piccola leonessa d'argento la dedico, col cuore, a tutte le ragazze che mi hanno letto e mi hanno scritto e che mi hanno fatto sentire un'amica, una confidente.
l'affetto non ha nulla a che vedere con il merito. però questa dedica è il mio modo per ricambiare il sostegno che -senza saperlo- mi hanno dato in questi mesi.









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idioti da web

di nadiolinda (03/10/2008 - 11:56)


google ci rende stupidi è il titolo di un bell'articolo apparso su Internazionale di luglio 2008. mi è tornato alla mente stamattina quando ho aperto la mail e ci ho trovato l'ennesima mail neofascista sottoforma di parabola su quanto sia giusto e caritatevole odiare gli immigrati parassiti.
ora: non ho voglia di litigare.
però ho ricordato a questo amico virtuale che la propaganda fascista è ancora un reato in questo paese. e, come tale, passibile di denuncia alle autorità.

siccome lui mi ha risposto dicendosi in buona fede, l'ho invitato ad assumersi la responsabilità di quello che scrive, anche se lo inoltra. e questo semplice gesto dell'inoltrare, mi ha fatto ricordare quell'articolo che parla del fatto che, immersi in un flusso vorticoso di informazioni, spesso le prendiamo senza avere il tempo (e la voglia) di rielaborarle.

oltre a questo, sono davvero stanca, per non dire scoglionata dell'ignoranza come atteggiamento mentale. perché l'ignoranza altro non è che questo: gli occhi che guardano sempre nella stessa direzione; le nozioni che escono come quaquaraquà di una paperetta.
siamo immersi in una realtà in cui è molto facile manipolare l'opinione dei più. in qualche modo google ci rende davvero stupidi.
ovvero: ci educa a ricevere informazioni e a farle nostre senza avere il tempo di rielaborarle.
è in atto una subdola ri-educazione delle menti per spostare l'attenzione dai veri problemi di questo paese e buttarli su un'entità assolutamente impersonale, detta l'illegale o il clandestino.
nelle favole dei bambini è l'uomo nero.
nell'europa buia della controriforma erano le streghe.
è una tecnica di controllo sociale vecchia come il mondo: quando chi governa perde controllo, fa sì che la gente si ammazzi a vicenda.

stendhal scriveva che le guerre dovrebbero essere combattute così: i capi di stato dentro lo stadio a fronteggiarsi e il popolo sugli spalti a fare il tifo. invece, succede il contrario, sempre.

i veri problemi di questo paese sono:
- il debito troppo alto, che pesa su una parte della classe media
- una casta di politici corrotti e immersi in privilegi immeritati
- un clero invadente mantenuto dallo stato
- i molti stati nello stato: mafiosi, camorristici, le logge
- conflitti di interessi estesi in maniera capillare a tutte le caste (informazione, magistratura, garanti, banche)
- nicchie di priilegiati e corporazioni di cartello (banche, assicurazioni, PA)
e ancora molti altri problemi.

onestamente, un immigrato che guadagna 500 € al mese (se è fortunato) sfruttato per 14 ore mi fa meno paura delle persone rispettabili che lo sfruttano.
una società consumista produce rifiuti di ogni genere; anche rifiuti umani. esistono persone che sono considerate non persone. in italia, questa etichetta la si appiccica ai clandestini, agli immigrati, agli irregolari.

io ho un'anima e sono dotata di comprensione per i miei simili meno fortunati.
se qualcuno sbaglia, voglio che sia punito.
e so che la giustizia che non funziona, non funziona prima di tutto per me.
e siccome leggo le statistiche, so che la violenza sulle donne avviene (principalmente) in casa, che l'ingiustizia occupazionale è da imputare a una politica del lavoro criminale perpetrata dagli ultimi cinque governi, che la violenza nelle strade è alimentata dai rigurgiti neofascisti che si nutrono anche della mail che si fanno girare con leggerezza, che l'informazione è faziosa e che, tra un violento che aspetta solo la domenica per far saltare lo stadio, un poliziotto armato e indottrinato, e un immigrato dalla faccia poco rassicurante, non faccio distinzione nel mio sentimento di paura.


PS: per la cronaca, il tizio mi ha anche risposto dicendo che lui ha un sacco di amici stranieri e che non ha niente contro nessuno. non so perché, ma mi ha tanto ricordato quella cosa che tutti i gay sono molto sensibile però, ehi, stai ben lontano dal mio culo!

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