una giornata perr il cuore. qualunque cosa questo significhi
Oggi, domenica 28 settembre 2008, in oltre 100 paesi del mondo, si celebra l'ottava edizione della GMC, ovvero della Giornata Mondiale per il Cuore. Per questa edizione, lo slogan è: “Conta su di te. i numeri giusti fanno bene al cuore”. L'iniziativa è della World Heart Federation e in Italia viene promossa dalla Fondazione Italiana per il Cuore con la collaborazione della Federazione Italiana di Cardiologia e di Conacuore. Si premierà anche chi è il Campione del Cuore 2008, ossia la persona che al suo cuore ci tiene di più in tutto il mondo: tra tutti, è quello che ha il cuore più curato e meglio accudito.
Con un occhio più ironico, possiamo pensare che questa giornata possa essere dedicata a tutti i mali del cuore, che sono molti, moltissimi, quasi tutti senza sintomi. A volte è difficile anche ricercarne le cause e spiegarne le conseguenze. Però le cicatrici le sentiamo, costantemente, e ce le portiamo dentro come un male cronico.
Siccome questo è il mese delle iniziative, vi segnalo anche che venerdì 26 settembre è stata la Giornata Mondiale della Contraccezione. Una giornata piuttosto malinconica, a dire il vero, perché la SIGO - Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia ha rivelato che per molti giovani la contraccezione resta un problema da donne. La campagna ha un titolo significativo: SCEGLI TU.
Il tema è più che attuale, l'ignoranza ancora troppo diffusa. Ma i dati emersi dal sondaggio SIGO rivelano due dati che ci lasciano ben sperare: le ragazze (e anche i ragazzi) cercano continuamente informazione di qualità, anche da canali alternativi alla scuola e alla famiglia. E, in caso di pericolo, scelgono di non arrangiarsi, ma si rivolgono preferibilmente alla famiglia e al medico, chiedendo prima di tutto comprensione; e poi un aiuto che tuteli la loro salute e la loro dignità.
geniali !
Alitalia è ormai una fonte inesauribile di buonumore.
nonostante il mondo sia in subbuglio, le prime pagine dei nostri giornali sono occupate da flumicinio e malapanza.
in Israele, una donna sta guidando la formazione di un nuovo governo perché il primo ministro deve rispondere di corruzione. ciò implica due cose:
1. esistono paesi dove le cinque più alte cariche dello stato devono rispondere dei reati di cui sono accusate e, per decenza, nei tempi del processo rinunciano al loro ruolo pubblico.
2. esistono paesi dove le donne sono considerate in base alla loro bravura e non perché ci sono delle ipocrite quote rosa, in cui sta scritto che se non c'è almeno una donna ogni cinque uomini 'fa brutto'.
la crisi bancaria dilaga.
il petrolio fa sobbalzare i mercati.
ci sono stati rapimenti in egitto.
più molto altro che non mi dilungherò a elencare perché c'è qualcun altro che fa questo lavoro mglio di me.
però Alitalia è incredibile. i piloti mi fanno ammazzare letteralmente. per fortuna, io non volo con Alitalia e mi ammazzo solo dalle risate.
ma vi segnalo che ieri i piloti dell'ANPAC hanno dichiarato:
siamo stressati. potrebbero succedere incidenti.
la cosa più sconvolgente (e anche rivelatrice) è che l'hanno detto seriamente, convinti.
due giorni fa, invece, si sono offerti di superare l'offerta CAI mettendo insieme le liquidazioni, i tfr e gli stipendi già accumulati.
allora, proverò anch'io a fare la stessa cosa col mio salumiere: gli dirò che gli pago la spesa (oggi) con i resti che mi darà (domani). considerando che, in media, ad ogni spesa ho delle monete di resto, non ci vedo niente di male. anzi mi sembra un bel risparmio di tempo e di seccatura, che almeno ci leviamo di torno tutte quelle monetine.
un vero colpo di genio. complimentoni all'ANPAC.
nel frattempo, aspettiamo che l'ENAC sia l'unica con un po' di palle e dopodomani revochi le licenze di volo. sabato finirà la benzina per gli aerei. venerdì scioperano le ferrovie. io mi sto allenando per farmi gambe e anche voi dovreste fare lo stesso: il futuro è nella bicicletta, nelle scarpe comode e ...nella webcam.
come diceva la TIM in una vecchia campagna e la Vodafone recentemente: siamo al centro del nostro mondo che è tutto intorno a noi.
ci credo: qui per fare più di dieci kilometri è un dramma!
mi sono persa qualcosa
ieri sera sono andata al cinema.
ogni tanto mi chiedo perché non ci vado più spesso, perché il cinema mi piace. nonostante il pubblico, che è peggio nelle multisale e un po' meno peggio nei cinema-cinema.
sono andata a vedere l'ultimo film dei fratelli coen, 'burn after reading'.
molto divertente, devo dire. una sceneggiatura geniale e tutti gli attori reggono. si vede che si sono divertiti.
l'ingresso mi è costato setteeuroesettantecentesimi.
7,70€ a casa mia valgono circa 15.000 £.
con quindicimilalire, mica tanto tempo fa, andavo al cinema e poi ci stava pure da bere e anche una pizza. certo, tutto un po' tirato. però ci stava.
esattamente...cosa mi sono persa nel mezzo??
in-sight
ieri sera è passato a trovarmi un amico. sua moglie fa la psicoterapeuta e lui mi ha parlato dell'in-sight, ovvero di quelle cose che dette, anche senza intenzione precisa, lavorano da sole nella nostra coscienza in maniera autonoma per un tempo indefinito. e che un giorno, come la lampadina di archimede, diventano improvvisamente delle verità così ovvie e lampanti da cambiarti la vita.
pensavo a queste lampadine: quante se ne sono accese nei miei pochi anni e quante, senza che io voglia (o possa) ammetterlo, stanno lavorando per farmi cambiare di nuovo.
ci pensavo oggi che finisco il mio primo digiuno invernale.
prima di gennaio, voglio farne altri due. il digiuno è entrato nella mia vita come la pratica di rifugio più rassicurante. quando digiuno, mi sento davvero bene. è il corpo che risponde e, devo dire, risponde sempre perfettamente. mercoledì tornerò a un'alimentazione regolare, dopo qualche giorno di reintegro graduale.
gandhi diceva che tutti possono digiunare; ma ci vuole saggezza nell'interrompere il digiuno.
ho osservato in questi giorni come il digiuno metta a disagio le persone che mi sono vicine. al cibo sono legati momenti di vicinanza e convivialità. rifiutare il cibo è rifiutare la persona che lo offre. inoltre, il nostro istinto animale ci fa digiunare quando in noi sono in corso stati patologici o infiammatori, come cronicità,febbre o infiammazioni. dunque, inconsciamente, leghiamo il digiuno alla malattia.
quando io dico che sono in digiuno, la prima reazione è di rimprovero. lo vedo soprattutto nelle donne adulte, che hanno imparato ad adottare il codice della madre. la seconda è di derisione o svilimento: mi si chiede perchè, se voglio dimagrire o se fingo. poi, qualcuno abbandona e si allontana, anche fisicamente. la maggior parte mi chiede dettagli e qualcuno mi dice che vorrebbe provare.
regolarmente, poi, vengo rifiutata. nel senso che le occasioni in cui si sta insieme sono legate indissolubilmente alla possibilità di consumare cibi o bevande dal gruppo. e il gruppo, per sua stessa definizione, non ammette che un individuo si mantenga isolato.
le uniche persone che non hanno mai giudicato il mio digiuno secondo questo schema sono due: rinaldo, che ieri sera ha condiviso con me una tisana; e paolo, che come padre ha un medico che utilizza regolarmente il digiuno per curare con successo i suoi pazienti per stadi infiammatori (per la peritonite bastano due giorni) e tumorali.
i miei colleghi, che hanno assistito al mio ottimo stato giorno dopo giorno, hanno finito con l'accetare la cosa, pur senza capirla.
oggi, a chiusura di questa settimana, mi sono regalata un giorno di solitudine.
questa mattina sono uscita a comprare della musica classica. barocca, per la precisione. scarlatti e bach, a dirla tutta.
poi ho chiesto al mio fidanzato di non disturbarmi e mi sono immersa nella lettura di Giordano. 'La solitudine dei numeri primi' è un buon libro. capisco perchè sia piaciuto molto.
io mi sono ritrovata in molte fasi che passa alice, la coprotagonista insieme a mattia.
il suo dolore interiore che diventa uno stato anoressico permanente e un egoismo ottuso e inspiegabile, sono per me fasi note. l'anoressia del corpo è anche anoressia del cuore.
mattia e alice hanno ognuno un dolore proprio che gli segna l'esistenza, giorno dopo giorno. ma in questo libro, la solitudine è palpabile. così come l'assenza del desiderio di riprodursi.
a mio avviso, due sono i punti di forza nello scritto di giordano.
il primo, è un presente fatto di silenzio e di pudore, di distanza dall'altro, di gesti che si finisce sempre per non fare perché sarebbero inappropriati. tutti i suoi personaggi sembrano pentole a pressione. invece sono solo dei normali sconfitti.
e poi c'è il senso del diventare adulti, ovvero del prendersi le responsabilità dei proprio gesti, misurandone sempre le conseguenze. nonostante il dolore e le cicatrici, in qualche modo, la vita va avanti. a volte per scelte impulsive. a volte perché si decide fingendo di non farlo, come se le cose potessero prendere davvero una direzione in piena autonomia.
c'è un punto, verso la fine, in cui alice sente che mattia è il suo amore per la vita. e un modo c'è per tenerselo. quello di alice e mattia è un amore che è nato vicino a un baratro e solo lì può continuare a esistere. basterebbe una sola parola di lei ed entrambi saprebbero tornare nella dimensione che li ha uniti.
ma poi lei non lo fa perché sarebbe egoista.
è un bel momento nel libro: una scelta consapevole; perché, da adulto, sai che la vita è fatta di cose piccole, una dietro l'altra, come le tessere del domino. e che, a un certo punto, se fai scoppiare una bomba, puoi cambiare tutto d'improvviso, certo. ma poi devi di nuovo rimettere insieme le tessere, una dietro l'altra.
se devo essere sincera, la mia debolezza, in questo digiuno, è stato non riuscire a rinunciare alla mia vita virtuale.
ma ce ne saranno altri, in futuro. 
facciamo qultura
non so voi, ma io non ne posso più di alitalia. e chissenefrega, scusate tanto. ci sono un sacco di aziende che chiudono e falliscono e altre che vanno benissimo eppure lasciano a casa persone già in difficoltà nella più totale indifferenza.
e non ne posso più io, ascoltatrice di radio24, di sentire dipendenti e pensionati alitalia che parlano del loro lavoro come se fosseri i medici senza frontiere.
basta. che palle.
non voglio pagare i debiti di una compagnia fallimentare. anzi: pretendo che i registri finiscano in tribunale e che saltino fuori le responsabilità penali. eccheccazzo.
scusate lo sfogo.
il titolo del post si riferisce davvero a un po' di qultura con la Q come qualità.
sabato scorso, per OrienteOccidente, il festival di danza contemporanea e relative contaminazioni che si tiene ogni anno a Rovereto, ho assistito alla produzione di Vandekeybus insieme alla compagnia Ultima Vez.
SPIEGEL è uno spettacolo incredibile, che raccoglie oltre ventanni di lavoro di un coreografo che è prima di tutto un artista onnivoro.
sul palcoscenico, vuoto, con un fondale rosso, entra lui, come un cavallo ibizzarrito. e lo è davvero, quando crea: sospende i suoi danzatori tra il sogno e il delirio, combinandoli in oltre 90 minuti di sforzi fisici all'estremo. donne e uomini lottano, si inseguono, saltano, creano il ritmo della loro danza o si fondono con le musiche di David Byrne, Marc Ribot, Thierry De Mey, un tappeto sonoro da sentire nelle viscere.
vedere oggi uno spettacolo di danza contemporanea, significa assistere al'ultima vera manifestazione di arte generosa.
un danzatore non ha altro mezzo di espressione se non il proprio corpo. è dunque completamente esposto nella sua fisicità e vero, poiché ogni volta danza con un'energia diversa, nuova.
dalla danza contemporanea, che è nata per contrastare le regole e l'ingessatura della classica e per esprimere molto più che i tormenti del melodramma, attingono a piene mani tutti i linguaggi mediatici che conosciamo: il cinema, la pubblicità, l'estetica della comunicazione.
la fisicità della danza e la necessità di conoscere per apprendere dei ballerini, sono ancora il tramite attraverso cui le culture si confrontano e si mescolano.
Vandekeybus ha un'energia che è fiamminga e una passione che è mediterranea.
le sue macchine sceniche sono prove di forza, lotte instancabili; coreografie di contact.dance così coinvolgenti ed estreme che riescono a restituire perfettamente l'attrazione e la forza che sempre ha il contatto con l'altro, anche nella vita.
e vedere la danza contemporanea fa bene anche per ricordarci che abbiamo un corpo, perfetto nella sua fisicità, forte quando viene utilizzato, bello se è un corpo vero, fisico, che si muove nel mondo con una dignità che è solo sua.
psicologa? ...no, impicciona.
stamattina è uscito un bell'articolo su BresciaOggi che 'lancia' (non dalla finestra...) la mia posta del cuore. la tengo a partire da domani su BresciaWeek, un settimanale che è distribuito su Brescia e provincia.
se state cazzeggiando, potete leggerlo cliccando sulla figurina ...che mi rifiuto di chiamare thumbnail !!
pubbicherò anche sul blog le risposte della rubrica. da quando è uscito il libro, ricevo molte mail che mi chiedono consigli di cuore. io che mi sono sempre vantata di non capire una fava di relazioni e di essere la peggiore morosa che si possa incontrare, mi ritrovo a fare da consigliera. come dire: il peggio può sempre aggravarsi.
comunque, stamattina la mia barista legge il giornale e mi riconosce. chissà come ha fatto: quell'autoscatto in stile cyrano de bergerac l'ho fatto anni fa...
e insomma, mi riconosce e mi fa un sacco di domande, per appurare il fatto di non aver fatto pagare un cappuccio due euro a una 'famosa'. io me la tiro un po', sognando già colazioni omaggio. ma poi, mentre mi allunga lo scontrino, mi chiede:
- ma come mai tieni queste rubriche? sei psicologa?
io leggo dueeuroeventi sullo scontrino, mi si azzera il sorriso, estraggo le monete e ribatto:
- no, signora, sono una semplice impicciona. mi piace farmi i cazzi degli altri.
et voilà!
perché la classe è classe.
buongiorno a tutti!
ci tengo a ringraziarvi
ieri ero veramente abbattuta.
ci tenevo a ringraziarvi, amici virtuali, perché mi avete riempito di abbracci e di 'ci sono passato anch'io' e anche 'ti capisco'.
oggi, sul sito della sua creatura, che è un gatto terribile e si chiama MAOW, un caro amico mi ha fatto trovare una sorpresa che mi ha commosso.
oggi sto meglio, naturalmente.
ho un po' di nostalgia nelle piccole cose di tutti i giorni, quando la mia gatta mi faceva compagnia a modo suo. è stata una buona scelta e ne sono ancora convinta.
domani starò ancora un po' meglio.
anche grazie a voi.
sinceramente, di cuore.

Tappo meritava di morire
di solito cerco di non scrivere cose troppo personali.
a meno che non comportino riflessioni interessanti e generali, mi astengo dall'utilizzare il blog come surrogato di una smemoranda.
però oggi sono molto triste. e la mia vita virtuale partecipa della mia vita reale con un peso non indifferente. perciò, mi prendo il permesso di essere triste anche qui.
poco prima delle 11, questa mattina, la mia micia, che si chiama Tappo, è morta.
avevo scelto quel nome perché mi faceva ridere.e poi perché lei ha imparato subito a riconoscere i suoni. così, potevo anche chiamarla 'tappo, tappo' o 'brutta puttana' e lei arrivava trottando tutta baldanzosa sperando in un rabbocco di croccantini. era una gattina bellissima, tutta bianca bianca con le finiture rosa sulla punta delle orecchie e sulle zampotte. era giocherellona e affettuosa e, alle volte, incredibilmente intelligente.
agli inizi di aprile aveva compiuto 3 anni.
era ammalata, come succede spesso ai gatti bianchi, che sono bianchi proprio perché hanno qualcosa che non va nel loro dna. dopo cinque biopsie, antibiotici continui per mesi e cinque iniezioni di cortisone, continuava a peggiorare.
le si facevano piaghe intorno al muso e sulla pancia. lei si grattava e dopo poco diventavano carne viva.
le analisi dicevano che non aveva nulla.
nemmeno gli anticorpi.
ne abbiamo parlato a lungo, col veterinario. continuando con gli antibiotici e il cortisone, potevamo essere fortunati e si sarebbe stablizzata. lei avrebbe sofferto, anche se non si sarebbe lamentata. e io mi sono chiesta se le facevo del bene o, in verità, la torturavo pur di non restare senza la sua compagnia.
e alla fine ho scelto quello che era meglio per lei, perché un animale non può capire la differenza tra cura e accanimento.
farla morire è stata una scelta responsabile, mi dico.
non sarebbe migliorata.
avrebbe sofferto.
sempre e solo peggio.
si è addormentata tranquillamente e poi è morta. se c'è un paradiso per i gatti, lei chiederà un menù fisso di sgombro ai ferri, hamburger, grasso di prosciutto, fagiolini arrosto e biscotti bresciani.
tutto questo, unito alla mia razionalità e al mio buonsenso, non mi impedisce naturalmente di essere molto triste. chiedo scusa se queste righe conterranno degli errori. faccio fatica a scrivere.
è solo che mi mancherà la mia puttanella bianca, pisciona e miagolosa.
mi mancherà un sacco.

rassegnata per la stampa
ricevo spesso richieste di leggere manoscritti, scritti, racconti, post.
se posso, lo faccio. e cerco anche sempre di dare consigli ed essere gentile e costruttiva. in qualche modo, sono incoraggiante. e non ho problemi a considerare che siamo in tanti a scrivere e che ci sono molte persone che hanno cose da dire e sanno scrivere bene.
siccome c'è il mio indirizzo mail in chiaro sul sito, ricevo molto materiale. da quando ho un minimo di visibilità, ossia da febbraio 2008, ho ricevuto (diciamo) circa una ventina di scritti di varia natura da analizzare. di questi, almeno 5 erano validi per contenuto o stile. di questi, due erano validi in toto. dunque, la percentuale di cose valide che ho letto si aggira intorno al 10%.
pensavo che è una buona percentuale, tutto sommato. il che relativizza ancora di più il mio concetto di 'brava sulla carta'. questo mi aiuta moltissimo a ribattere a chi mi dice che ogni tanto dovrei tirarmela un po' di più.
il mese prossimo, a un festival, farò un incontro con dei ragazzi delle scuole, li premierò per un concorso letterario e chiacchiereremo di editoria.
la prima cosa che gli dirò, sarà senz'altro che saper scrivere bene non vuol dire niente. bisogna anche avere qualcosa da dire, dirlo in modo chiaro, sapersi mettere da più lati quando si comunica e continuare a confrontarsi con tutti, altri scrittori e i lettori.
e poi gli dirò di non tediare con inutili richieste di attenzione ogni persona che ha pubblicato. di tutti gli scritti che mi son arrivati, oltre l'ottanta per cento non c'entra con me, con quello che scrivo io. dunque, a parte un giudizio, non posso aiutare queste persone. e mi sono pure beccata della stronza, guarda un po'. c'è chi legge per mestiere: si chiamano editor.
questo per il prossimo che mi chiederà di leggere un suo piccolo raccontino su myspace, insistendo con messaggi giornalieri a cui, prima o poi, risponderò davvero a tono.
nel frattempo, per essere ancora meno selfpromoter su myspace, ho dirottato la mia cartella stampa al link collegato al banner qui sotto, che c'è anche nel mio profilo.
è necessario mettere un po' di ordine.
il web offre non solo spazio a tutti, ma da anche la possibilità di raggiungere chiunque. questo comporta una maggior discrezione e, soprattutto, una grande umiltà. nel calderone, siamo tutti gli stessi. il divismo da web è una sòla.
e al tizio che da giorni mi scrive 'ti piaccio', 'vuoi conoscermi', 'cosa ne pensi di me' ho fatto il malocchio: gli cadranno le palle al prossimo click!
questione di natura

ci sono molti modi per fare vacanza, ma un solo criterio per sceglierla. ovvero: sapere che il nostro tempo è nostro davvero e, quindi, usarlo per quello che ci piace fare di più. a parte le battutine e le interpretazioni più o meno ambigue, ci siamo capiti. e infatti, poi la vacanza viene un po' da sé.
e c'è da dire che, di anno in anno, modifichiamo gradualmente la nostra voglia e il nostro trend vacanziero fino a raggiungere di solito una lui maturità e uno standard che proseguirà fino al pensionamento. insomma: dimmi che vacanza fai e ti dirò chi sei. più o meno.
poi ci sono quelli come me, che non hanno soldi. allora, quello che vorrebbero fare davvero, lo rimandano a periodi in cui il golem del mutuo non avrà più alcun potere su di me [piccola citazione indiretta per i cultori di Labyrinth, n.d.a.]. ci si adatta. e devo dire che le vacanze così, fatte al momento e senza grosse aspettative poi si rivelano spesso le migliori. e insomma ha ragione l'amico che mi scrive:
Il punto è forse che, ciò che chiediamo non è sempre quello che desideriamo davvero e di rado è ciò di cui abbiamo veramente bisogno. Ed allora è facile trovarsi a vivere vite diverse da quelle che vorremmo.
la mia vacanza è stata segnata dagli amici e da una ricerca di responsabilità.
mi è piaciuto farmi ospitare. è stato bello per tutti. sono una brava ospite: non rompo i coglioni e mi godo l'ingresso nella vita altrui come un bel regalo. d'altra parte, penso spesso che mi piacerebbe condividere con persone a cui voglio bene la mia vita quotidiana. niente di che, piccole cose. ma che poi sono io, in effetti.
gli amici che mi hanno ospitato li frequento poco e la vacanza è diventata l'occasione per stare insieme davvero. ora, a rivederli, ripartiremo sempre da lì, da una condivisione profonda, che non risentirà più del tempo e della distanza. vivere insieme è un'altra dimensione.
in più, la loro compagnia mi ha aiutato perché non riuscivo capire dove non funzionava il romanzo a cui sto lavorando. gliel'ho chiesto, ovviamente. e mi hanno raccontato le loro storie, così simili ad alcuni personaggi. in qualche modo, mi hanno aperto la strada che non riuscivo a vedere.
la seconda luce della mia vacanza è stata una coscienza e una responsabilità personale sempre più profonda. esistono risorse che noi consideriamo scontate, ma a cui la maggior parte del pianeta non ha accesso. non è questione di soldi. ha ragione baumann quando definisce la società consumistica come produttrice di rifiuti di ogni tipo, soprattutto umani. ci sono vite che non vengono considerate degne. ed è su questo gap che si costruiscono spesso molti dibattiti, che io trovo aberranti in partenza, ma che paiono sempre più, nel sentire comune, scontati o ispirati al 'buon senso'. mi piacerebbe ogni tanto sentire discorsi ispirati alla tolleranza o a valori universali paritari, di umanità, di solidarietà.
e poi ci sono risorse che sono preziose e che sottovalutiamo costantemente.
ad esempio, ogni italiano consuma in media 215 lt di acqua al giorno.
è una cifra spaventosa.
ero ospite da amici a casalbordino, dove il comune e la regione spengono regolarmente l'acqua a sorpresa ai cittadini, nel periodo estivo. è un problema dell'acquedotto che perde. ma, soprattutto, l'acqua viene spenta agli abitanti e lasciata alle strutture turistiche.
'perché i turisti pagano'... certo, come ho fatto a non considerarla subito una ragione valida...
girando curiosa, più in là, sulle sponde del lago di bolsena, ho trovato una piccola libreria dove la proprietaria la pensa come me. e aveva una cosa favolosa: noci lavatutto. una noce che cresce in nepal e che, nel guscio, contiene saponina.si utilizzano circa 3 noci, spezzettate, per 2/3 lavaggi. si lava a 40°. se si vuole il bucato profumato si utilizzano gocce di olio essenziale e poi, semplicemente, le noci si buttano via.
io le ho provate e funzionano.
è una buona cosa perchè non sono tossiche, non danno allergie, sono completamente biodegradabili. per chi si fa i conti in tasca, con 16€ circa (pari a 1 kg di noci) si fanno 200lavaggi (contro i 5€ minimo per i detersivi da 30 misurini) e, soprattutto, non ci sono residui dannosi nella lavatrice.
potete trovare le noci lavatutto qui.
insomma, pare che io abbia fatto 3000 km in giro per capire quello che mi dice sempre la Paola: la natura ha già tutto quello che ci serve.



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