Dicembre 2007

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a piedi scalzi come una qualunque penitente

di nadiolinda (06/12/2007 - 10:03)

questa la devo proprio raccontare!
dunque. per motivi di lavoro, ormai, mi capita spesso di prendere aerei di lineee interne, in particolare mi muovo sulla tratta milano-orio > roma-ciampino con ryanair, che prima era the on time company e ora che ha un sacco di aerei in italia e combatte anche lei con la nebbia è diventata the low fares company e ciccia.
a volare non si spende una cicca di tabacco. l'ultimo volo, prenotato con un po' di anticipo, mi è costato meno di 40,00€ tasse incluse per due biglietti a/r. in più, dall'aeroporto, o si va in taxi (30,00€ tariffa concordata tra i taxisti), oppure troviamo sempre amici  e colleghi con autoblu che ci danno passaggi in auto dagli interni di radica. per la legge delle probabilità che dicono che in italia ci sono più di cinquecentomila auto blu a concentrazione disomogenea. ovvero: di più nei pressi dei ministeri, di meno man mano ci si allontana dai palazzacci.
sarà magnetismo.


però a volare succede che è diventato umiliante perché ti aprono le borse e ti controllano fin dentro gli orecchi se ci nascondi - che so - un tappo di bottiglia, una limetta di cartone, un flaconcino di profumo d&g incendiario, un pericolosissimo fermaglio o un letale stuzzicadenti.
e poi chissà perchè - perché - chissà per come, martedì sono riuscita a stupirmi.
all'aeroporto di ciampino mi hanno chiesto di togliermi le scarpe. e io non ci volevo credere e ho chiesto perchè.
le regole, signora. si tolga le scarpe, prego.
così io le ho tolte e gliele ho messe sotto il naso che magari voleva ficcarci il naso dentro e il tizio mi dice di non fare la spiritosa.
e io: e tu non darmi più della signora, giovane.
e poi ho proseguito, annoiata, scalza, nel mio misero metroesessantadue/sessantatre di altezza, che cambia da carta d'identità a carta d'identità. chissà poi quanto sono alta davvero.
e mentre riacquistavo i sette centimetri del tacchetto assassino, guardavo e ridacchiavo con le altre signore, come me rimesse al loro posto di nanerottole nel mondo e pensavo che ormai ai check-in si annoiano così tanto che inventano nuovi abusi di potere e nuove forme di umiliazione per i viaggiatori, che non hanno altro che voglia di andarsene via o di tornarsene a casa. e a una signora ancora calzata, coi piedi gonfi e le scarpe col tacco barzotto, che mi chiedeva il parere su quanto accaduto, rispondevo: secondo me ha a che fare con il dilagante feticismo per i piedi delle donne. e a dirlo ero più contenta.

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ecco il punto

di nadiolinda (06/12/2007 - 09:58)

sapevo che saremmo arrivati a una considerazione di quest'ordine: non bisogna giusicare i giochi dei piccoli di oggi. ken non è meglio delle winx così come le bambole di pezza non erano meglio di barbie.
il mio post raccontava la tristezza e la ridicola ironia del dover constatare che i miei giochi di bambini, che la mia icona di uomo-oggetto, è sparito in sordina dai negozi di giocattoli. e che le mie memorie, per un ragazzo di 22 anni, appertengono ormai a un passato così remoto che mi trasforma in una vecchia.
però poi il dibattito si è spostato sulla necessità di non giudicare i nuovi giocattoli.
io non sono saggia e non posso non farmi delle domande su questi giochi. le bambole sono tutte super -brandizzate. che non vuol dire più - come con la barbie - che si truccano e basta; bensì, che usano lancòme per il viso e dior per l'ombretto e clinique per coprire le imperfezioni sotto gli occhi.
magari il nesso che ci vedo io non è il nesso che vedono tutti. ma la mia cuginetta di sei anni che gioca con le bamboline hi-fashion non veste jeans che non siano firmati e non mangia perché se no le vengono le coscie larghe.
un gioco che non è stimolante impoverisce lo sviluppo di una persona.

quando io ero piccola, mia madre guardava male il mio appuntamento quotidiano con i cartoni animati. allora, non lo vedevo: io ero piccola. ma la quasi totalità delle protagoniste erano orfane e vivevano problemi e difficoltà completamente sole, senza genitori. magari non c'entra nulla con il fatto che siamo una generazione sfiduciata verso la creazione di una famiglia. però... chi se la sente di dire che le due cose non sono connesse nemmeno un po'?

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