dell’arcano, della torre e di altre fobie
ogni volta che conosco un uomo nuovo, quando dopo un po' mi stima e mi vuole bene, ecco: è il momento in cui mi dice che tipo di uomo, secondo lui, non va bene per me.
sospetto: nessuno.
non si tratta nemmeno di una sua candidatura perché, di solito, quando succede, siamo già alla fase che siamo amici e gli ormoni sono evaporati da un pezzo.
allora, questa cosa si ripete pochi giorni fa.
io in questi giorni soffro molto di stomaco per via che sono stanca e molto stressata e lo stomaco è da sempre il mio punto di sfogo in negativo. la cosa ha a che fare col controllo.
ad ogni modo, quando succede che qualcuno che ci si vuole bene tra di noi mi scarta un uomo io non me la prendo mai. e questo mi ha fatto pensare.
ed ecco quello che ho capito.
punto 1.
gli uomini non sono un problema. anzi: sono solo che un piacere. mi sorprendono e conoscerne sempre di nuovi mi aiuta a farmi sorprendere ogni volta di più. inoltre, conoscendoli, li gestisco con facilità. e posso dire che nessun uomo mi ha mai fatto davvero soffrire, intendo soffrire in modo indelebile con cicatrici che non passano più. il mio rapporto con l'altro sesso è molto limpido e anche semplice e, quando non va, si esce dalla vita dell'altro come si uscirebbe da un bar che non ci aggrada.
punto 2.
due cose mi fanno davvero paura nella vita.
la prima sono i sentimenti che a volte finiscono, soprattutto quelli di fiducia e amicizia. sono una bimba grande e so che se il cuore mi si spezza non morirò. però che una persona a cui voglio bene, un giorno, può decidere di chiudermi fuori dalla sua vita... ecco, se ci penso troppo mi viene già da piangere anche adesso. questa cosa, per me, riguarda le amicizie. e infatti ogni tanto ne scrivo. oggi ho focalizzato che è una delle cose che mi fanno paura.
la seconda categoria comprende tutte quelle cose di cui non posso avere il controllo ma che possono rendermi schiava. i soldi, ad esempio. la salute, anche.
non ho invece il timore di sbagliare o di pentirmi di qualcosa o di avere rimpianti e di questo vado molto fiera. ho ben presente che ogni momento scelgo la mia vita, spesso inconsapevolmente, per come mi rende più felice per ragioni inconoscibili agli altri e che quella che vivo e che sento coi sensi è la migliore delle vite possibili.

allora, siccome vomito spesso in questi giorni e ho il senso del disagio con il mio stomaco e con il cibo, ho pensato che anche il cibo mi rende subdolamente schiava. io e il cibo, sul ring del mio stomaco, ci sfidiamo a vicenda in un eterno braccio di ferro. nel cibo si concentrano una serie di diritti e di doveri che fanno parte del mio bagaglio culturale, educativo, affettivo, estetico.
e siccome non ne vengo a capo perché è una delle cose che da anni mi rende schiava, penso che un buon punto di partenza sia prendere le distanze come faccio con altri tipi di problemi.
così, proverò a iniziare la digiuno-terapia.
con cui proverò a iniziare qualcosa di più grande per me stessa.
acquirente intelligente
il libro a cui mi riferisco nel post è Ragazze non troppo perbene, di Susan Jane Gilman, ed. Piemme

ieri conosco un blogger che mi stava simpatico e a conoscerlo di persona è stato anche molto meglio perché è uno tenero tenero e sono ancora intenerita a distanza di ventiquattrore.
poi prendo il treno e mi leggo l'ennesimo libro femminista arrabiato di cui non si sentiva né il bisogno né la mancanza. l'ennesimo libro post-femminista in cui una donna etero convoglia in una serie di ragionamenti apparenemente razionali il suo dramma maggiore: essere etero e odiare gli uomini.
che è un problema non da poco.
è come se io vivessi tutta la vita col rammarico che se fossi stata alta un metro e ottanta avrei fatto la modella.
e infatti l'autrice è anche sincera e più di qualche volta butta là che il lesbismo non sarebbe una via da scartare.
uno dei capitoli più lunghi e articolati racconta che ogni idiota con cui usciamo è un'idiota in meno con cui rischiamo di passare il resto della vita.
appuntamento nuovo=esperienza in più.
fin qui, niente di male.
se non che la morale del capitolo è che ogni idiota in più che rimandiamo a casa in bianco è un passo in più verso joe, dove joe è l'uomo perfetto che èesiste ed è il marito della sua migliore amica che dopo tanti e tanti appuntamenti e relazioni sbagliate alla fine ha saputo riconoscere l'umo giusto e se l'è anche sposato.
dunque, finto femminismo che sogna le scarpette di cristalloe la carrozza di zucca.
una zucca bella, bellissima, ma ancora una volta...vuota.
sorvolo sul fatto che l'uomo perfetto è il marito dell'amica: troppo facile.
e però una cosa intelligente questo libro me l'ha detta e forse anche proverò a farla: invece di fare shopping di scarpe e vestiti, potrei convogliare la mia perizia nella scelta di azioni in cui fare micro-investimenti che però, invece di polvere, producano altro denrao.
con cui magari comprarmi anche delle scarpe, perché no?



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