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senza corpo le voci della nuova scena italiana

di nadiolinda (19/06/2009 - 09:23)

pubblicato su L'Arena - BresciaOggi - Il giornale di Vicenza
rubrica 'Recinzioni Letterarie' del 19.06.2009




Com’è tradizione, anche quest’anno Minimum fax dedica un’antologica alle giovani voci più interessanti del panorama letterario italiano. E com’è nel suo stile, questo editore che ci piace tenere d’occhio, di nuovo ci sorprende presentando una raccolta di testi per il teatro. Si chiama ‘Senza corpo’ perché raccoglie le ‘Voci dalla nuova scena italiana’ che pirandellianamente attendono (e si augurano) di essere lette e rilette da attori e registi. L’antologia dei nove autori è curata da un’operatrice appassionata e attenta come Debora Pietrobono, del CdA del Teatro di Roma. La Pietrobono è uno di quei rari casi di operatori che riesce a conciliare l’intuito per il talento e la voglia di far pulsare un mondo che tante volte sembra condannato all’auto-mummificazione. Impotenti, assistiamo allo scempio di stagioni con cartelloni troppo spesso condannati a un passatismo prevedibile, di spettacoli con regìe povere di idee e di un pubblico che applaude a tutto, disabituato com’è dai media televisivi all’interazione diretta e alla critica attiva che solo il teatro, con la presenza in scena dell’attore, ancora può regalare. La scarsità delle risorse destinate alla cultura e la burocrazia ministeriale non aiutano il teatro di prosa; ma la questione è così complessa che qui non tedieremo oltre il lettore. Eppure, in tutto questo, assistiamo anche all’emergere prepotente di talenti che padroneggiano il mezzo con mestiere, intuizione e idee, che riescono ancora a dire qualcosa d’importante attraverso il modo di comunicare proprio del teatro: Marco Paolini, che è riuscito nell’impresa don chisciottesca di riunire teatro e tv, ma anche Emma Dante, de Capitani, Latella, Celestini, Paravidino e molti altri che qui non staremo oltre ad elencare. Ci auguriamo –noi che si ama il teatro per la sua essenza tutt’altro che archeologica- che la proposta di Minimum Fax trovi seguito e sostegno, che non rimanga isolata e che anzi attivi una complessa catena di attenzione e di rivalutazione della scena teatrale italiana. Perché scrivere per il teatro è un gran bel mestiere e perché il teatro è l’unico mass-media che non può perdere la sua magìa più intima: l’umanità.

AA.VV. - Senza corpo. Voci della nuova scena italiana
a cura di Debora Pietrobono
ed. Minimum Fax, 2009 – 268 pp. € 12,50

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SAB 13/06 H. 19 • Salotto letterario + aperitivo

di nadiolinda (12/06/2009 - 10:54)

Domani alle h. 19 presso il Mondadori Multicenter del Centro Comerciale Freccia Rossa si terrà un evento I M P E R D I B I L E !!



VI ASPETTO TUTTI
VIETATO MANCARE


...................................................................................................

SALOTTO LETTERARIO + RINFRESCO

Tre autrici-blogger e un musicista-filosofo insieme per un insolito salotto sui generi maschile e femminile nella letteratura contemporanea.

*** *** ***

Pubblicato da Elliot, 'Vorrei che fosse notte' ultimo lavoro di Gisela Scermann sorprende critica e lettori. Conosciuta sul web come Gisy, l'autrice è riuscita in un'impresa a cui aspirano molte giovani autrici: poter spaziare tra i generi senza rimanere incastrate per forza in nessuno di essi. Con l'occasione di presentare questo romanzo, incontriamo Gisy per parlare del posto per le donne nella letteratura di oggi.
Con lei, Eliselle, già autrice di 'Fidanzato in affitto' per Newton Compton e ora impegnata nel genere noir.
A fare gli onori di casa e intervistare le due autrici e blogger ci saranno Nadia Busato, alias Nadiolinda, blogger, autrice per Mondadori di 'Se non ti piace dillo - Il sesso ai tempi dell'happy hour', rubrichista per Grazia, Bresciaoggi e critica letteraria per i quotidiani del gruppo Athesis, e Giammarco Martelloni, musicista (dal suo primo album 'La superficie del mare' sono stati tratti i singoli di successo 'Messalina' e 'Cravatta Rossa'), reduce da un progetto di omaggio/tributo a Ivano Fossati, nella vita professore di lettere e filosofia.
Quattro autori, tutti con una doppia vita professionale e artistica, per un insolito salotto sui generi maschile e femminile nella letteratura contemporanea.

*** *** ***

Per saperne di più sugli autori:
www.gisy.it
www.martelloni.it
www.eliselle.com
www.nadiolinda.it

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cover story

di nadiolinda (10/05/2009 - 12:42)

più di un anno fa veniva pubblicato il mio libro.
per chi mi chiama 'scrittrice', ringrazio di cuore, ma preciso che uno scrittore che lo fa davvero nella vita e con motivazioni ed esntusiasmo che non si esauriscono, si vede di solito dal quinto romanzo in poi.
quindi, come diceva una nota pubblicità… devi farne di strada, nadiolinda.
ad ogni modo, nelle scorse settimane, il magazine FOTOGRAPHIA ha dedicato un bel servizio al racconto della (ormai famosa) copertina del mio culo con bicchiere.
la storia di questa copertina è stata alquanto burrascosa.
lo spunto iniziale dato dall'art directro Giacomo Callo su ispirazione di fotografie pacifiste degli anni '70 prevedeva un pupazzo maschile un po' fighetto e un po' macho che tentava di scalare parte del mio corpo suscitando così un misto di spaesamento, tenerezza e ironia.




ma la casa editrice, riunita al tavolo, ha optato poi per una versione della copertina più innocua e didascalica.
tutta la storia la racconta molto bene nel suo articolo Maurizio Rebuzzini, direttore responsabile del magazine e che potete scaricare a questo link.

alla realizzazione dello scatto hanno partecipato:
Rinaldo Capra - fotografo
nadiolinda - culo
Marco Bechis - creatore dei J.I.Joe utilizzati negli scatti



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AIUTIAMO OBAMA (che non è quello che state pensando voi)

di nadiolinda (10/05/2009 - 12:07)

vi rimando al blog di Tom Canaglia.

a cui aggiungo un'osservazione affettuosa: ognuno si trova il nome che ha, gli viene affibiato il soprannome che merita e qualche volta si sceglie un nickname che non c'entra un cazzo con lui.

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* due nuovi video *

di nadiolinda (03/05/2009 - 15:07)

siccome ognni tanto riesco (inspiegabilmente) a ritagliarmi del tempo (poco) per cose assolutamente inutili tipo: vivere la mia vita virtuale, ecco che tra ieri l'altro e ieri ieri sono riuscita a caricare due nuovi video su YouTube.

il primo è una micro-serie di micro-frammenti della puntata del Costanzo Show che mi ha visto come ospite in qualità di 'esperta di sex toys' (…??…).
davvero, i frammenti sono pochi, sparsi e confusi, ma giusto per dire: io c'ero.
a chi dovrei dirlo e per quale ragione sono domande che preferisco non pormi.
almeno, non di domenica pomeriggio.

il secondo è un taglio rubato dalla versione beta del servizio che la bella Arianna Chieli [ref. http://www.ariannachieli.com] reporter, fashionista, scrittrice, giornalista e topolona da sbarco, ha preparato per Current TV in omaggio alla mostra che la Triennale Bovisa ha dedicato a Guido Crepax e alla bella Valentina.
nel video, uno staff di esperti cerca di trasformarmi in una donna 'alla Valentina'.
la giornata a Milano è stata divertente e anche faticosa. quanto al risultato, lascio a voi il giudizio.

e ora basta didascalie: diamoci con i filmati!



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porco assassino!

di nadiolinda (28/04/2009 - 12:35)

e dopo anni in cui non succedeva più nulla di divertente, ecco che, dal nulla, arriva il porco assassino che ti ammazza con un raffreddore letale in meno di tre giorni.



*** abracadabra ***

ma che bella magìa:
c'è una nuova pandemìa!

per guarir non serve tanto.
ma se prendi controvento
uno starnuto un po' cruento,
bhè… prenota il camposanto
ché di certo, in pochi giorni
finirai tutti i tuoi inverni.

non perdona il porco assassino:
ne ammazzerà - state certi! - a centinaia
per vendicar l'immolata porcilaia
su altari domestici inondati di suino.

la soluzione è molto facile
ma è poco popolare:
mangiare meno carne e darsi da fare
per un corpo più sano e meno gracile!

ma a quanto pare l'amor per gli antibiotici
non tocca mai gli scettici
sostiene i politici
unifica anche i critici
e ci rende, più che romantici,
solo un branco di porci psicotici.

***

per chi se ne fosse dimenticato, ricordo la pandemìa più recente.
influenza aviaria era il suo nome, doveva mietere milioni di vittime in tutto il mondo e invece non ha combinato un cazzo.
ma prima c'è stata la mucca pazza, e lì, come molti, mi ero illusa che il buon senso spingesse verso un consumo più responsabile di carne bovina che non fa bene né all'organismo né al pianeta. e invece c'è stata solo un po' di coda fuori dalle farmacie e poi tutto a posto.
e prima ancora di tutto questo c'erano i ciclici allarmi, all'inizio delle stagioni fredde, per 'la più spaventosa influenza che sia mai arrivata da terre lontane per colpire i nostri cari più deboli, bambini e anziani'.

la soluzione è sempre quella: imbottitevi di medicinali.
che non funzionano, ma in via preventiva è la cosa migliore.
certo certo. come dire che siccome io abito vicino all'inceneritore, per non morire di cancro alle vie respiratorie dovrei abituarmi e attaccarmi ogni giorno per qualche minuto al tubo di scappamento dell'automobile.
sappiano i più scettici che dietro a ogni pandemìa ci sono molti potenziali affari. quello palese riguarda le case farmaceutiche che possono immettere sul mercato molti prodotti inutili, scadenti e scaduti e tanto la gente li compra lo stesso. ma ce ne sono anche altri, solo che non ho voglia di elencarli.

e in verità, in verità vi dico, che è in arrivo la peggiore pandemìa planetaria che mai si sia vista su questo pianeta. colpirà tutti, indistintamente e l'annunciò anni fa (era il '95/'96) un profeta dei nostri tempi, Roberto Benigni, che già predisse il maiale rincoglionito (e in effetti, un'influenza come quella che si sta millantando dal messico un po' ci assomiglia).
si tratta del terribile ABBACCHIO FROCIO.
non serve mangiarlo, nemmeno entrare in contatto diretto con il famigerato piatto infetto. basta odorarne il profumo che la trasformazione è immediata. dunque, donne, tenete mariti, fratelli, padri e fidanzati in casa, sprangate le finestre, mettete filtri di depurazione all'aria e preparatevi a combattere i malvagi effluvi a colpi di cavolo bollito e cavolfiori al vapore, in attesa che arrivi il nuovo potente antibiotico Bayer a base di soffritto di aglio, porro, ed erbette puzzolone!

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ANGELS IN AMERICA - Quando il teatro ti travolge

di nadiolinda (20/04/2009 - 15:42)

è successo che scrivessi sul teatro.
è per via di un vecchio amore, mai sopito, per la magia della scena. ma poi so benissimo che esiste un mestiere di chi fa i teatro e che ci sono i tempi, i ritmi della produzione, i bilanci, gli appoggi politici, i finanziamenti, la burocrazia e la legge.
in tempi difficili, di tagli, il problema diventa costruire i cartelloni e attirare il pubblico. perché per andare a teatro spesso occorre preparazione, così si dice.
ma questo è vero solo in parte.
se uno spettacolo è ben costruito, se il testo ha qualcosa da dire e la partitura scenica aiuta la comunicazione, allora si va a teatro immersi nella beata ignoranza dello spettatore curioso e se ne esce felici e ben più sapienti.
quello che manca, in effetti, al pubblico di oggi non è la preparazione culturale, ma una soglia di attenzione che vada oltre i tempi del videoclip.
così, gli impresari un po' tonti che riempiono il cartellone per le vecchie carampane tintinnanti di pendagli dorati e per le scolaresche minacciate da tirannici prof, credono di assicurarsi la sala con i soliti autori noti e le solite messinscene che, anche a perderle, non ci si perde granché.
motivo?
non raccontano niente.
chi fa il teatro senza rischiare lo fa, di fatto, senza comunicare.
però se a uno gli piace stare sotto i fari del palco e a qualcuno gli piace guardare e pensare che gli piacerebbe anche a lui fare quello che sta sotto i fari del palco, bhè: saranno poi affari loro. onanisti e guardoni sono coppie parafiliache da sempre esistenti e mai in estinzione. di certo, non si sta qui a giudicare.
molto più utile è invece considerare cosa e come il teatro possa vivere oggi.
e soprattutto perché.

quella di Brescia è sempre stata una stagione indecisa. un po' di classici pallosi, qualche produzione montata per mantenere la nomea di teatro stabile, sorprese di tanto in tanto e, tutto sommato, il merito di farmi fare un abbonamento ogni anno (nella versione posto a rotazione, pago un po' di più però scelgo io cosa vedere) negli ultimi dodici anni.
quest'anno ero delusa perché mi sono fatta delle dormite colossali e questo non è da me.
lo sono stata ancora di più quando all'apertura del sipario la scenografia era grandiosa e gli spunti iniziali erano incoraggianti.

 


e poi, come ieri, arriva il tana-libera-tutti.
ANGELS IN AMERICA, regia di Elio de Capitani (nel cast) e Ferdinando Bruni.
un incontro casuale e una chiacchierata con Bruni, anni fa, mi hanno fatto scegliere di abbandonare il palcoscenico.
forse non avevo abbastanza talento, forse le sue parole sono state determinanti.
poco importa, visto che lui non si ricorderà e io ormai la mia scelta l'ho fatta.
ci sono andata così, ignorante e un po' disillusa. e lo spettacolo mi ha travolto. l'energia della scena, la bravura degli attori, la rivisitazione del testo, la potenza dei video e delle musiche: tutti i premi ricevuti non sono abbastanza.
lo spettacolo è roboante.
il lavoro è di tutta la squadra del teatro, anche dei tecnici nascosti.
le ragioni per andare a vederlo sono tantissime. perché in questo testo ci sono tutti i temi della fine millennio, attraverso cui si può rileggere il nostro male sociale da post 11 settembre.

a questo link godetevi il trailer.
poi cercate la data più vicina a voi, non perdetevelo!
perché il teatro è un happening esclusivo e se non ci siete è tutto perduto.

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'mi pento di cuore'

di nadiolinda (20/03/2009 - 16:31)

queste sono state le prime parole che ha pronunciato Josef Fritzl, noto ormai con il nome ben più calzante di "mostro di Amstetten", condannato ieri all'ergastolo da scontare in manicomio.
per dovere di cronaca, le sue parole esatte sono state: "Mi pento con tutto il mio cuore per quello che ho fatto alla mia famiglia. Purtroppo non posso più fare niente di buono. Posso solo provare a limitare i danni per quanto possibile".
e vabbè.
consideriamo il lato positivo: in austria la giustizia funziona.
e tutto sommato, funziona bene.

ma non è questo di cui volevo scrivere.
sono giorni in cui vivo completamente straniata, come se mi trovassi in una realtà parallela.
la stessa realtà parallela dove un mostro come Fritzl può ancora dire di 'avere un cuore' o ammettere di potersi 'pentire'.
chi di voi ignorasse la vicenda, può trovarne molte tracce nella rete.
la storia di Elizabeth, figlia del mostro, sequestrata per 24 anni dal padre e costretta a vivere coi figli dell'incesto in un ricavo di cantina di 11 mq, supera anche il più brutale dei romanzi partoriti dal più malato degli autori. esiste una realtà mostruosa in cui mi trovo immersa in questi giorni e che mi paralizza. ogni tanto, quando penso di averci trovato un senso, come alice nel paese delle meraviglie, mi accorgo che le strade non portano da nessuna parte e che ho ascoltato ingenuamente i consigli di uno stregatto svanito.



la cosa meno 'grave' a cui assisto in questi giorni è la vergognosa campagna Enel per gli abbonamenti al consumo di energia secondo la 'tua taglia'.
considerate bene che questa 'allettante' offerta è in realtà una colossale fregatura.
la taglia più piccola, infatti, costa 12€/mese+tasse.
personalmente, io consumo molto meno perché l'anno scorso, con il decreto bersani, ho usufruito gratuitamente del passaggio alle tariffe bio-orarie, che permettono un risparmi di oltre il 30% se si consuma energia nelle fasce in cui è meno richiesta (h.19-08 e weekend).
quella di enel è una pessima offerta e, inoltre, costituisce un grosso passo indietro rispetto a un'educazione responsabile al consumo energetico. dunque: prima di sottoscrivere queste allettanti proposte truffa, pensateci bene.
potete ancora contattare il vostro operatore e pretendere il passaggio alle tariffe bio-orarie.
nonché, iniziare un consumo consapevole.

la mostruosità più ridicola è -di nuovo!- la predicozza del papa contro il preservativo.
questa mattina, l'elefante con la lingua felpata Giuliano Ferrara proclamava dai microfoni di radio24 che il papa non ha detto che il preservativo è male. anzi: lodava il fatto che il pontefice, coraggiosamente, chiamasse il preservativo con il suo nome, senza usare giri di parole.
è stato un momento commovente. un po' come quando tuo figlio dice per la prima volta 'cacca' e non più 'pu-pu'.
e a proposito delle parole del papa, è vero: non ha detto che il preservativo è male.
ha solo detto che non serve e che invece la soluzione è sposarsi e/o essere amici dei malati.
è come dire che per curare la polmonite bisogna essere amici dei malati e/o imparare a parlare senza sputare in faccia all'interlocutore. o che per curare la peste bisogna fare lunghe processioni in cui si prega e ci si flagella e però si è amici dei malati.
…ah, ops. questo è successo davvero.



la mostruosità più agghiacciante è che in questi giorni, alla camera, nel marasma del pacchetto sicurezza e dei litigi di parte a cui nemmeno i protagonisti credono più, è in discussione (…come in parlamento si discutesse ancora) una norma secondo cui i figli di genitori apolidi (ovvero: senza cittadinanza) che nascono in italia non possono essere registrati dall'anagrafe.
ovvero: rimangono apolidi.
con l'introduzione del reato di clandestinità e l'obbligo di denuncia per i pubblici operatori, anche sanitari, il conto è presto fatto: questi bambini non hanno diritti e non vengono curati.
la situazione si fa sempre più aberrante. la tesi della superiorità e della precedenza della razza italiana porta ormai a considerare come il cittadino di pelle bianca, ceppo caucasico e carta d'identità regolarmente rilasciata dal suo comune di residenza sia indiscutibilmente superiore ad ogni altro essere umano. e non importa se è un mafioso, un politico corrotto, uno stupratore, un finanziere fraudolento, un camorrista, un brigatista, un poliziotto ricusato dall'arma: i suoi diritti civili sono garantiti e tutelati per il solo fatto che è italiano.
Baumann, discutibile voce analitica del nostro tempo, scriveva già ne 'La società sotto assedio' come il sistema consumistico in cui viviamo tenda a produrre rifiuti umani. in particolare, rilevava come nella dichiarazione dell'uomo e del cittadino la doppia distinzione 'appunto' tra uomo e cittadino comportasse l'ipocrita esclusione etica di tutti coloro che NON sono cittadini, ovvero non riconosciuti dallo stato.

ignoro come non ci si possa sentire umiliati, offesi, furiosi.
ignoro come le persone, anche quelle che non mi rappresentano, stiano per votare una simile misura.
ignoro come le istituzioni possano essere non semplicemente 'cattive' (come disse Tremonti, dimenticando la natura primaria dello Stato laico) ma finamai crudeli e spietate.
questo non è un mondo difficile: è solo uno stato di merda!

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i hate shopping

di nadiolinda (11/03/2009 - 10:25)

gli anni di università li ho condivisi con due coinquiline in gamba. che però avevano un vizio capitale: adoravano i romanzi della kynsella. loro li hanno letti tutti, scambiandoseli.
io ho retto col primo, come prova di amicizia.
ricordo ancora di essere arrivata a stento alla fine, abbattuta nel mio intimo dalla noia profonda per questo libro così inutile e poco interessante.
però, fedele al mio voto di amicizia eterna e molto curiosa dopo le polemiche che ho sentito, sono stata a vedere anche il film.
mi piacciono le serate al cinema con le amiche a vedere cose poco impegnative, magari perfino trash. non mi aspetto niente dal film perché tanto so già che la parte migliore sono i commenti condivisi alla fine, a un tavolino da bar.non mi aspettavo nulla da questo film, è vero.
ma tutto pensavo tranne che fosse un film dell'horror.
ho passato tutto il tempo rattrappita sulla sedia, inorridita da tutto: da lei, dalla sua goffaggine, dal suo malgusto, dalla sua stupidità eclatante, dalla sua totale assenza di moralità, da come riuscisse a dire sempre la cosa peggiore al momento peggiore e a fare le cose più stupide e insensate in ogni situazione.non potevo fare a meno di chiedermi perché di ogni battuta, di ogni scena. e anche mi sono chiesta se non esiste più la figura del revisore delle sceneggiature perché questa qui, di storia, proprio non sta in piedi.
non avrei mai pensato di dirlo, ma vi assicuro che il libro è molto, ma molto, ma molto più interessante e perfino intelligente del film.
e qui rientra in gioco il detto per cui quando mangi merda per un sacco di tempo anche il fango non sembra così male. ecco: il rapporto tra film è libro è più o meno lo stesso. il livello è così infimo per entrambi che l'unica cosa che ti aspetti è solo la coerenza, nulla di più.queste storie vanno raccontate per spegnere la testa e guardarsi un po' di abiti in santa pace.ma qui anche lo stylist è stato pescato all'oratorio di un villaggetto nel connecticut. lei ha uno stile da sfigata e molla l'unico oggetto decente che si vede in tutto il film: un paio di stivali rossi di gucci davvero non male.



a parte la sceneggiatura davvero imbarazzante per chi si pecca di averla firmata, quello che mi ha scandalizzata è il fondo morale del film.
e mai come in questo caso, di fondo vero e proprio si tratta.
la becky del libro era una ragazzina irresponsabile che giocava con le carte di credito e poi imparava dalla vita che bisogna crescere e imparare a dare valore ai soldi.
la becky del film, invece, è una stronza eclatante, che non esita a barattare l'abito da damigella per il matrimonio della sua migliore amica con una specie di tovaglia viola in acrilico che si butta sulle spalle per un esordio televisivo in cui fa la figura di quella che è: un'immatura bugiarda.
e quando tutto va male perché lei non sa dare valore ai soldi come non lo sa dare agli affetti, torna da suo padre che le fa uno di quei discorsi da film americano il cui succo è però profondamente deviato: figlia mia, le dice, venderò il camper che ho comprato con i risparmi di una vita per ripianare i tuoi debiti e tu non devi preoccuparti ché questo paese è diventato grande proprio perché i suoi cittadini spendono molto al di sopra delle proprie possibilità.



dunque, anche agli occhi di suo padre, becky è una cittadina modello perché usa il mezzo simbolo degli Stati Uniti, cioè le carte di credito, nel modo migliore: per indebitarsi.
vorrei anche parlarvi del mondo descritto nel film, dove le donne hanno orgasmi multipli alla vista di oggetti di moda di qualsiasi portata ma dalla completa e assoluta inutilità.
il mio terrore, guardando questo film, è stato proprio questo: era come se gli oggetti di moda avessero in effetti un valore assoluto. mentre tutte noi sappiamo benissimo che la moda è passeggera e che anche il più bello dei vestiti è solo…un vestito.
non ci credo che esiste un mondo dove gli oggetti possono avere un valore così distante dal loro utilizzo.e senza addentrarmi in quello che sanno tutti, ossia che l'industria della moda e quella della merce di basso valore hanno gli stessi siti e procedimenti produttivi, mi limiterò a dire che chi si indebita per gli oggetti (e non, ad esempio, per il cibo o per i beni di prima necessità) fino a trovarsi seriamente dei guai andrebbe considerato un malato bisognoso di sostegno psicologico e non certo una simpatica canaglia con cui stringere una profonda amicizia.




chiudo con una piccola considerazione sui soldi.
il rapporto coi soldi è del tutto personale. alcune persone diventano insospettabilmente dei mostri quando si trovano a doversi confrontare a colpi di beni al portatore. quando frequento un uomo, so che posso accettare molti difetti, ma non l'avarizia. un uomo che non è generoso con quello che possiede non lo è nemmeno con i suoi sentimenti.
anche per questo motivo la specie di prequel malriuscito di 'I love shopping' della Kinsella che ho visto al cinema mi ha così turbato: perché è un inno all'egoismo irresponsabile e al malsano rapporto deviato con il denaro, in nome del quale sono azzerati perfino i sentimenti più nobili e che viene barattato con oggetti così futili che, a fermarsi e fare il punto di una vita spesa così, può venirne solo tanta pena.

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il mondo diviso in due - il BORIS GODUNOV della Fura dels Baus

di nadiolinda (05/03/2009 - 12:59)

questa è una recensione allo spettacolo BORIS GODUNOV della Fura dels Baus in scena fino a venerdì a Milano al Teatro Smeraldo.



ma prima di dirvi cosa penso della messinscena cui ho assistito ieri sera, ho bisogno di fare una premessa. e cioè:
ho passato tutta la vita a imparare che le cose non sono bianche e nere, ma che esistono (infinite) sfumature di grigio che descrivono la realtà.
anni di impegno e di comprensione e di sforzo per considerare sempre un nuovo punto di vista.
bene.
ad oggi, sono assolutamente convinta che la pluralità delle opinioni e delle considerazioni e dei punti di vista sia una ricchezza della vita, più di quella reale che di quella virtuale.
ma so anche che semplificare al massimo, alle volte, aiuta parecchio.
ad esempio, nelle relazioni, ci sono due modi per essere:

se sei così :-D allora va tutto bene
se sei così :-( è il caso di prendere in considerazione l'idea di mollare.

ma potrei farne molti altri di esempi in cui il bipolarismo funziona meglio dell'analisi minuziosa. solo che volevo dirvi cosa penso del Boris Godunov.
…è un vero spettacolo!
il meno tecnologico della Fura, almeno per la mia esperienza. ma di certo il più umano. forse perché il dramma dei terroristi e dei loro prigionieri (lo spettacolo si ispira ai fatti del teatro Dubrovka di Mosca dove, nel 2002 si erano asserragliati i terroristi ceceni) non ha bisogno di drammaturgia per essere intimamente capito dal pubblico.
quello che di solito rimprovero alla Fura è la difficoltà ad armonizzare testi 'classici' -che sono sempre la base degli spettacoli- con il racconto a crudo di temi contemporanei. ma qui, nel Boris, complici un gruppo di interpreti strepitosi, il matrimonio tra il testo di Puskin, il copione e l'improvvisazione in sala è perfetto.
due ore e mezza ostaggi degli attori in un dramma comune per raccontare quello che scriveva Remarque: le guerre dovrebbero essere combattute dai capi di stato rinchiusi in uno stadio a massacrarsi a vicenda, con il popolo sugli spalti a fare il tifo.
e invece, sappiamo bene come vanno le cose nella realtà.

la considerazione iniziale sul mondo diviso in due vale anche per il teatro.
ci sono due modi di fare teatro: per sé e per gli altri.
il teatro italiano conosce recentemente autori talentuosi e con grande spirito direi di sopravvivenza. senza citare paravidino o emma dante, vi invito a recuperare la raccolta di Minimum Fax edita da poco sulle nuove voci della drammaturgia nazionale.
ma il teatro italiano, così come il cinema, cade nei suoi interpreti, ancora prigionieri del mito del gigione, del mattatore, del protagonista che si impone sui personaggi schiacciandoli senza riuscire nemmeno a raccontarli.
esiste un altro teatro che riesce ancora ad essere vivo, che ha interpreti bravi e umili, che è ricco di idee, che è ancora un'esperienza che vale la pena di vivere.
andate a vedere la Fura, oggi o quando ne avrete l'occasione.
e capirete cosa voglio dire.

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di come i buoni propositi se ne vanno allegramente a puttane

di nadiolinda (27/02/2009 - 12:46)

ieri sera ero piena di buoni propositi.
primo: stirare.

le single fanno anche quello e in fondo a me non dispiace poi tanto.

però stirare è troppo da casalinga putta e allora di solito ci unisco qualcosa di culturale.

inizio con l'ultimo TG della sera. la prima cosa che sento è che i
nostri nella loro Versaille romana stanno discutendo della legge sul
testamento biologico.

oddio…discutere è una parola grossa…

insomma, sento che è condiviso un punto di vista, cioè che questa legge
schifosa e immorale che si permette di decidere al posto del singolo
del suo diritto a rimanere in vita insieme al benjamin e al cactus in
salotto ab aeternum o almeno finché il corpo non va a muffa (che non è
la muffa nobile dell'uva che serve per il passito ma è più la muffa
delle cripte vescovili o di quelle dei conventi con i cadaverini dei
figli illeciti delle suore) è una legge buona e giusta perché è
necessario sollevare il paese da un peso morale come quello a cui ci
siamo trovati di fronte col 'caso Eluana'.

insomma: lo fanno per noi.

ci tolgono il peso di pensare, la preoccupazione di prendere coscienza,
la dignità di essere persone che ragionano di etica, di diritti, di
moralità.

ci tolgono il peso di essere divisi su qualcosa di importante.

come direbbe fantozzi: …come sono buoni loro!


mi chiedo come ho potuto vivere fino ad ora discutendo animatamente con
altre persone di opinioni pesanti. e anche mi chiedo come abbia potuto
fino ad ora continuare ad avere stima di atri che pur hanno pareri
molto distanti dai miei …incredibile…

bhé, comunque, da oggi pare non sarà più un problema mio …sì, perché
l'idea di confrontarsi su temi importanti è un problema, una
preoccupazione, un inutile stress sociale…


accantono il TG e il mio primo buon proposito.


passo al secondo: Santoro e un po' di dibattito sul lavoro, in Italia e
in Europa. prima inquadratura: paperino Tremonti che fa lezione a un
ragazzo che sta perdendo il lavoro e gli dice che è colpa della
globalizzazione perché ha stravolto il mondo in meno di ventanni, che è
un tempo troppo breve.

io lo guardo col ferro in mano e vorrei averlo davanti a portata di vapore.

penso a tutti i soldi che prende, agli aumenti che insieme ai suoi
colleghi della versailles romana si danno ciclicamente come premio
morale per essere così bravi a incularsi i cittadini mantenendoli
docili, penso che tra un po' lanceranno la campagna: 'sei un politico
col culo quadrato? adotta anche tu un disoccupato' e si faranno
fotografare in stile pietista con il loro disoccupato al guinzaglio,
felice e fedele.

guardo Tremonti dibattere con un sindacalista scaldapoltrone a caso che
parla di dazi in europa per proteggere il lavoro e penso al casino di
alitalia e agli stipendi dei cassaintegrati e a quelli dei sindacalisti
e mi viene una nausea così forte che per non vomitare sull'asse da
stiro, spengo. io al mio bucato ci tengo!


fine indecorosa del secondo buon proposito che si discioglie in un rutto liberatorio.


allora punto su un film da oscar in dvd che ancora non ho visto.

…però su Italia1 davano Dirty Dancing…

non resisto al richiamo di 'time of my life' e 'she's like the wind'.

miseramente, mi arrendo alla nostalgia dei miei teen movies che, se
devo essere onesta, non sono migliori di quelli che ci sono oggi. e
anzi: permettetemi di osservare che il patrick bacia da schifo, anche
se rimane un toro da competizione.


e insomma, pentita del mio abbandono in massa di buoni propositi,
stamattina ascolto radio24 mentre mi faccio il bidet e mi preparo
genericamente per diventare produttiva con il mio ruolo nel mondo. ed
ecco che giuliano ferrara mi racconta la storia del povero dirigente
Rai che un giorno si trovò crocifisso dai magistrati cattivoni che
pubblicarono le sue intercettazioni innocenti eppur travisate…








…no, ragazzi, proprio non ce la fo…mi arrendo! è una congiura!

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grazie silvio!

di nadiolinda (25/02/2009 - 15:06)

la cosa migliore che ha fatto per me berlusconi da quando è in politica è che mi ha permesso di inserirmi con competenza in molti dibattiti. per la prima volta, nella mia vita, ho la sensazione di capirci davvero qualcosa.
ed è così, giuro.
fare politica in modo berlusconiano non è difficile.
basta avere presente alcune semplici norme.

regola 1: la politica è come una partita di calcio. destra e sinistra sono solo due squadre, ma poi il gioco è lo stesso, le regole sono poche (e si possono ridiscutere ab aeternum in moviola), lo scopo comune a tutti i giocatori che siccome prendono una quantità folle di soldi se ne fregano comunque di come andrà la partita. i cittadini devono solo scegliere per chi tifare; a loro non spetta nessun altro ruolo se non quello di pubblico passivo. e pagante.

regola 2: se i soldi non sono miei, posso farci quello che voglio. così, ad esempio, con i soldi dati alla libia per non si è capito bene cosa, i libici si sono comprati unicredit che si è comprata la mia banca che adesso sta comprando i tremonti-bond ma forse li passa in austria. è bello. è come un domino in cui non sai mai dove cadono le tessere ma sai che cadono in ogni direzione e, sostanzialmente, un po' alla cazzo.

regola 3: il senso della vita è racchiuso in due parole: shopping & fucking. questo a qualunque costo. sull'uso indiscriminato e la svalutazione della figa secondo il premier, sorvolerò. mi limiterò a dire che, per avvalorare l'idea che l'economia italiana sta bene e che, dunque, possiamo indebitarci ancora, ogni volta che si muove o incontra qualcuno promette soldi e stringe accordi con gran sorrisi. lo ha fatto con alitalia, che ha svenduto combinando un macello in cui nessuno capisce più niente. però secondo lui 'è salva'. da chi e da cosa non si è capito. lo ha fatto ieri con la francia in cui -mi pare- ha raggiunto il massimo della creatività. ovvero: siccome non si investe da anni nella ricerca i nostri tecnici sono emigrati all'estero. allora ieri berlusconi ha comprato il know-how dei tecnici francesi (che sono italiani) sul nucleare per costruire delle fantomatiche centrali che quando saranno pronte saranno già vecchie. i tecnici francesi (che sono italiani) infatti utilizzeranno i nostri soldi per accelerare le ricerche sui reattori di quarta generazione che dovrebbero ridurre quasi a zero la produzione di scorie e che saranno destinati alla francia.
e comunque, rimane il problema dei soldi: chi paga per la costruzione delle centrali?
e la seconda grande domanda: ma ci servono davvero o si poteva investire nelle energie rinnovabili, pulite e meno costose? ecco, qui arriva la prossima regola che è…

regola 4: l'unica filosofia che si può applicare in politica è quella dell'uomo del bar. così, la risposta al nucleare è: ma tanto ci sono le centrali vicino ai confini! giusto, non fa una piega. è come dire che se io abito vicino a una porcilaia posso anche evitare di pulirmi il culo quando cago perché tanto puzzo di merda lo stesso. preciso.

regola 5: esiste un'italia sana (milano con il nord intorno) e un'italia spazzatura. della seconda è sufficiente non parlare. della prima si può dire che va sempre tutto bene.

regola 6: la gente è stufa di cose serie. in politica ci vuole creatività, fantasia e tanta tanta tanta simpatia.

regola 7: i veri valori di un uomo sono: la volgarità, il bullismo, l'amoralità, l'ignoranza e il malgusto. se hai questi, allora puoi fare i soldi. se hai i soldi, allora puoi fare davvero quello che ti pare.

regola 8: la dittatura è un concetto relativo e il dispotismo è solo un fraintedimento della monarchia illuminata. per dirla alla celentano, la democrazia è lenta, il premierato assoluto nella versione iosonoioevoinonsieteuncazz

o è rock.

regola 9: quando la violenza non è più controllabile nei posti chiusi, basta liberare i serragli e mandare in giro per le strade in divisa i più violenti e molesti. ogni altro tipo di intervento a monte è inutilmente dispendioso e impopolare.

regola 10: come per il marketing, anche in politica non contano i contenuti bensì l'immagine e il nome. ovvero: le parole sono solo parole.

e infine la regola di tutte le regole: in verità, in verità vi dico che se andate in chiesa tutte le domeniche e fate la comunione, potete fare davvero tutto quello che vi pare e sarete comunque persone rispettabili.

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il fake delle ronde

di nadiolinda (24/02/2009 - 11:12)

parliamone, di queste ronde.
no, perché qui ogni tanto si fanno i proclami e pare che tutto andrà a posto. cos'è che scriveva vespa?? ah, si: il cavaliere cambia davvero le cose perchè lui vuole. amen.
…sticazzi.
l'estate in cui pianto l'ingegnere fissato con lo squadrismo da moto che gira in divisa per le strade coi suoi amichetti bulli e col cazzo moscio, mi salta in mente di fare la volontaria. cerco un po' in rete, vado all'informagiovani e mi capita sott'occhio una'ssociazione che sta a palau, in sardegna. mi dico che è una figata. così li contatto per fare da sostegno a una ragazzina su una sedia a rotelle. devo farle compagnia, portarla al mare, farle il bagno insieme a un'assistente di ruolo sul posto.
quando arrivo, scopro la realtà: questa associazione è nata perché quelli che ci sono dentro hanno litigato con quelli che c'erano già sul posto. così, hanno fondato un'associazione, fanno sevizio con l'ambulanza e hanno una divisa con un logo tutto loro. peccato che non sappiano fare pronto soccorso e il primo giorno che sono lì un ragazzo che ha un incidente d'auto viene soccorso male e muore nel trasporto. dopo di che, siccome sono donna, mi dicono che devo fare le pulizie della sede. per me non sarebbe nemmeno un problema, se le facessimo tutti. e invece scopro che le altre due ragazze che ci sono fanno non so bene cosa con il responsabile e sono esonerate da tutti i turni anche perché passano le loro serate a fotografare vip al billionaire.
così litigo, li accuso di essere dei delinquenti, minaccio denunce e vengo allontanata. protesto e dico che la ragazzina che sono lì per assistere ha bisogno di aiuto per andare al mare e che questo la rende molto felice.
mi si risponde che a nessuno frega niente della ragazzina perché a loro piace l'ambulanza. pare che con la divisa addosso si rimorchino molte più fighe; nessuna di queste handicappate.



quindi, il senso della storia è questo:
ogni cretino che non ha un posto nel mondo sogna di avere una divisa addosso. una divisa ti dà, di fatto, un'identità e un potere. ma non fa di te una persona migliore. a chi crede ancora nell'integrità delle forse dell'ordine, invito a visitare un forum a caso delle forze di polizia, per leggere i commenti.



altra piccola considerazione:
dopo la liberazione, con l'arrivo dei soldati americani, nel sud italia sono nati un sacco di bambini del color del cioccolato. lo racconta una popolarissima Tammurriata Nera napoletana, che forse in molti conosceranno. certo: qualche mamma era consenziente e innamorata.



quanto a me, quello che mi rende sicura nel tornare a casa è il saluto del proprietario della kebaberia che veglia gentilmente sulla mia incolumità, non certo qualche stronzetto armato di manganello con accesso al mio indirizzo di casa e ai miei dati personali.

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la nonna Pierina

di nadiolinda (17/02/2009 - 12:47)

ieri è morta la mia super nonna.
94 anni di vita per oltre un quintale di peso.
decisamente, un peso massimo in molti sensi.

la mia nonna era molto malata da tanti anni. da almeno cinque non era più in grado di riconoscermi, per non dire altro. ha collezionato più malattie lei di una guida ai disturbi della terza età. però ha sempre tenuto botta.
un po' perché via via è diventata la nonna-bionica: denti nuovi, apparecchio acustico, bastone per camminare e altri piccoli accessori in sostituzione delle molte parti deteriorate dall'età e dai malesseri.
poi, nell'ultimo periodo, le trasfusioni continue per eliminarle i dolori degli ultimi grossi disturbi l'hanno trasformata in una specie di vampiro: quando si nutriva di sangue umano, stava meglio per un po'. e poi ricascava nelle sue crisi.
quando ancora mi capiva e mi parlava, io la prendevo in giro e ci ridevamo su, che era la nonna-bionica o la nonna-dracula.

e con questo post voglio ricordarla per come era, grossa e buona.
la miglior cuoca di fegato alla veneziana che sia mai comparsa nella provincia di brescia. era così buono che nessuno sapeva resistere e tutti i convitati finivano per collassare piuttosto che lasciare qualcosa nel piatto.
la mia nonna vanta nove gravidanze, di cui sette portate a termine con successo.
era anche dotata di senso dell'umorismo, visto che lei si chiamava pierina e le sue figlie le ha chiamate, nell'ordine: bortolina, orsolina, paolina, pierina teresina e …agnese.
la mia nonna era una cattolica fanatica, ma quando ha sentito questo papa parlare per la prima volta ha commentato: «questo qui non mi piace neanche un po'».
la mia nonna era una senza peli sulla lingua e con quello che mi ha raccontato, dieci anni fa, in un pomeriggio in cui faceva così caldo che ci siamo fatte venire il mal di pancia a furia di mangiare granite al limone gelate, tutte le cose che le mie zie negherebbero fino alla morte. ovvero che, anche se ora fanno tanto le santarelline, in gioventù si sono divertite molto più di me che in famiglia sono considerata la poco di buono.

e insomma, ieri la nonna si è addormentata e non si sveglia più.
poco male, perché domenica in un raro momento di lucidità è riuscita a rimproverare i figli che discutevano e litigavano e si affannavano a dispensare consigli medici e pareri infermieristici: «ma perché vi affannate tanto? non vedete che non c'è più niente da fare? io sono stanca».
e il giorno dopo, cocciuta come sempre, ha fatto quello che voleva e si è addormentata.
rimaniamo noi, che la ricordiamo ognuno a modo suo e che adesso ci tocca rimpiangerla, la nonna pierina. che le donne così, quando se ne vanno, lasciano davvero il vuoto.

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sottovuoto

di nadiolinda (11/02/2009 - 10:07)

esusta delle chiacchiere, eluana è morta.
diciassette anni sono un'agonia da guinnes.
rimane in sospeso il grande interrogativo: se davvero esiste un dio così grande e buono che l'aspirazione di ogni buon cristiano è stargli vicino in eterno, perchè il clero e tutto il pecorame cattolico continuava a inorridire all'idea della morte di un'ammalata irrecuperabile?
…mah.

un nuovo dogma da inserire nel prossimo concilio vaticano. dopo l'infallibilità del papa, il concepimento da vergine della madonna, la resurrezione col corpo e l'esistenza dello spirito santo [su cui ogni cristiano glissa con abili acrobazie poiché nessuno ha mai saputo spiegargli cos'è], ci sarà anche il dogma dell'aspirazione all'eternità senza dipartita.
ovvero: morire è brutto, andare da dio è bello.
o anche: finché muore cristo siamo tutti contenti, ma che poi non tocchi a noi che se no ci caghiamo sotto.

bene.
eluana è morta.
io odio sempre di più la chiesa cattolica e scrivo queste righe aspettandomi una meritata scomunica che appenderò in salotto sopra il divano.
su Facebook, regno del vogliamoci tutti bene e oh, come siamo belli e come siamo buoni, ho fatto un paio di memorabili litigate -con annesse espulsioni senza rimpianto- di tutti quelli che mi hanno scritto: esistono anche dei preti buoni.
…e chi se ne frega.
a quanto ne so io, i preti intelligenti si sono sbattezzati pure loro. tutti gli altri, per quanto mi riguarda, giocano nella squadra avversaria dello stato laico. non sono tipo da schieramenti, ma ogni tanto sì.

e insomma, eluana è morta.
che vergogna quello che succede prima e dopo. che schifo.
se qualcuno crede che dimenticheremo, si sbaglia di grosso.
da donna, sono rimasta disgustata dalle parole di un presidente del consiglio che non ha rispetto della sua carica ancor meno che delle donne e che osa dire 'salviamola perché può procreare'.
che schifo.
un premier che pensa che le donne sono, all'occorrenza, contenitori dove svuotare le palle o infilare un feto.
ecco cosa penso: con l'arrivo dei soldati e dello stato di polizia, ogni testa di cazzo guidata dal suo uccello verrà arruolato con la scusa di fare ordine per le città. avrà possibilità di pedinare le 'belle ragazze italiane', di proteggerle e di aiutarle a procreare, anche contro la loro volontà. non sarà violenza, no no: sarà sostegno allo stato, perfettamente legalizzato. nel frattempo, la battaglia antiabortista vincerà a colpi di fiducia e un nuovo decreto legge con immediata entrata in vigore eleggerà le donne a uteri ambulanti e condannerà lo spaccio di contraccettivi.
naturalmente, una clausola esonerà i politici e le loro numerose famiglie ufficiali e i concubinati. alle coppie italiane sterili continuerà ad essere negato il diritto a una gravidanza assistita, ma verrà dato il permesso di recarsi nei campi di accoglienza per prelevare, come al canile, bambini immigrati da allevare in famiglia italiana e far diventare a tutti gli effetti nuovi cittadini. la previsione di crescita demografica salirà in un anno ai massimi storici e al prossimo turno dell'italia alla presidenza dell'europa, il premier (ormai a vita, come il papa) annuncerà con orgoglio che come scopano gli italiani non scopa nessuno, visti i risultati.


ecco.
eluana è morta.
mi viene da pensarla come socrate che, bevendo la cicuta, ebbe a dire: «io vado a morire, voi a vivere. chi dei due abbia miglior sorte, non ci è dato di saperlo».
ma mi fa piacere postare qui il breve comunicato dell'UDI - Unione Donne in Italia, riguardo alle schifose parole del premier.
caro Berlusconi, le donne d'Italia, tutte insieme, la disprezzano profondamente, lei e quel becero clero maschilista, ipocrita, reazionario e spietato.
non dimenticheremo, non si preoccupi.

« Evocare il corpo fertile di Eluana da parte del Presidente del Consiglio per dare consistenza alla proprie parole e per rafforzare nell'opinione pubblica l'idea che quel corpo è vivo e vitale, ci dice che egli sa come si usano le immagini - vere virtuali simboliche - per comunicare. Ma le sue parole si ripercuotono violentemente su di noi donne perché rimandano ad una esperienza che conosciamo: possiamo restare incinte contro la nostra volontà, o in assenza di essa, solo per un atto di violenza. Se a Berlusconi viene in mente questo esempio, è perché una donna può essere ancora rappresentata come un contenitore, e colpisce quanto egli sia in sintonia con il peggiore immaginario maschile che si racconta la donna come passiva, inerme, incosciente...Indigna che Berlusconi usi questa immagine per dire che un corpo è vivo e vitale; indigna che usi una donna per legittimare la presentazione di una legge che priva tutti, uomini e donne, della sovranità».

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waiting for berlusking

di nadiolinda (09/02/2009 - 15:53)




- oh.
- eh.

- ma tu sei per la vita o contro la vita?
- eh, che domanda difficile. non si potrebbe mica averci prima almeno una tazza di caffè?
- poche storie. walter ha detto che la politica e lo stato non devono interessarsi a queste questioni. quindi, come al solito, tocca occuparcene noi.
- senti, ma quanto prende il walter per dire che non deve occuparsi di queste cose? non potremmo fargli almeno pulire il cesso, così fa qualcosa?
- mah, magari sì. domani ha detto che non va a votare. dunque ha la mattina libera. direi che può tranquillamente pulire i vetri e magari iniziare pure a stirare il bucato della settimana.
- non fargli stirare le camice, che la destra la liscia benissimo, ma la sinistra la stropiccia tutta.
- azz, c'hai ragione. che incapace. manco buono a stirare… e tutti quei soldi… non mi ci far pensare…
- è uscita la graduatoria sul Sole24Ore per gli stipendi delle colf. non è ora di adeguarlo alla categoria più bassa? non sa fare nulla, non sa fare.
- dai, lo sai che tiene famiglia. e poi se gli dici che non sa fare niente, piange.
- senti, però ancora non mi hai risposto. ma tu sei per la vita o contro la vita?
- dipende.
- da che?
- bhè, dipende.
- ma sì. da che?
- dal tasso d'interesse.
- …
- e dalla maxi rata finale. quella è sempre una fregatura. ma ho sentito dire che se dico che sono per la vita, tremonti mi dà gli ecoincentivi per farmi rottamare prima.
- … vabbé, dai. sentiamo il walter: domattina che non è in aula andiamo in giro a fighe, che è meglio.

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la lezione del tango

di nadiolinda (06/02/2009 - 16:32)

un'apparizione sulla TV nazionale fa molto di più di cinquanta presentazioni di successo. per chi avesse dei dubbi, ora può tranquillamente zittirli.
la TV, come ogni media unilaterale, ha il potere si raggiungere chiunque. e quando dico chiunque, intendo proprio tutti. anche quelli che di cui ignori l'esistenza e che, però, improvvisamente hanno voglia di entrare in contatto con te.
niente di male, anzi.
per fortuna, devo dire che le persone galanti e cortesi sono state molte di più degli idioti. questa è stata una sorpresa, visto che ho parlato di giocattoli sessuali e poco altro.

ma di altro volevo parlare.
una domanda mi viene spesso fatta e che, più o meno, suona così: «ma a parlare sempre di sesso non ti stufi?»
e alle volte si presenta nella variante ipocrita e falsamente pietista del: «poverina, a parlarne sempre non lo farai mai».

se mi gira storta, abbozzo e faccio finta di niente.
se voglio confutare, di solito, utilizzo l'esempio del cibo. dico che l'Italia è una nazione ossessionata dal cibo e dalla cucina: libri, trasmissioni, radio, canali dedicati, riviste.  le conversazioni degli italiani sono ipocaloriche e unte di burro. non per questo siamo un paese di grissini. a dire il vero, nemmeno un paese di grandi obesi. direi che il fatto di parlare osessivamente di cibo influisce solo parzialmente sui nostri costumi e sulle nostre abitudini alimentari.
e questo, se uno ci pensa, vale un po' per tutto.



oggi piove.
spulciando nell'armadio, ho ritrovato le mie vecchie scarpe di sala da tango che avevo fatto risuolare per usarle anche nella vita vera, visto che non ballavo praticamente più.
nell'infilarle, a scapito del tempo assolutamente inadatto, mi è tornata in mente la lezione del mio maestro di tango, che ho voglia di raccontarvi. e poi fatevene quello che vi pare.
quando sono entrata in sala, come tutti, la mia domanda era: come si fa.
volevo i dettagli tecnici: dove vanno le mani, quali sono i passi, come si conduce, come si gestisce il peso, quali sono i dettagli delle figure.
eravamo tutti così, tecnicamente frenetici e formalmente ansiogeni.
il maestro ci ha dato la risposta che volevamo. da manuale:

Posizione di partenza. In piedi, uno di
fronte all'altro, la mano destra di chi guida sulla scapola sinistra di
chi segue, la mano sinistra di chi guida contiene la mano destra di chi
segue. La mano sinistra di chi segue si poggia sul bicipite destro o
sulla scapola destra di chi guida. I gomiti di entrambi sono rivolti
verso il basso. Valgono le stesse regole di postura viste per gli
esercizi svolti finora: testa alta, schiena dritta, gambe rilassate,
piedi uniti.


poi, quando eravamo pronti, ci ha fatto fermare.
« per ballare il tango basta una mano » ha detto, indicando la presa che ciascuno dei due ballerini ha dietro la schiena del compagno, all'altezza della scapola.
« questa presa è quella che vi tiene uniti, che vi dà sicurezza. il significato profondo del tango non sta in una tecnica perfetta, ma in una profonda fiducia. il senso di questa presa è semplice come la passione: siccome mi fido di te, lascio che tu mi tocchi il cuore. ricordatevelo sempre ».



la lezione del tango me la ricordano le mie scarpe, quando la testa rischia di dimenticarsi che esiste sempre almeno una seconda risposta ad ogni domanda; a volte più semplice, ma non per questo meno impegnativa.

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ruttolinda si fa domande

di nadiolinda (05/02/2009 - 11:42)

inizio con lo scusarmi se ho tralasciato un po' il blog, in queste settimane.
mi avete scritto in tanti, grazie, è stata una manifestazione d'affetto che ho apprezzato assai.
ma la verità è che nella vita ci sono molti momenti. io sono per il bipolarismo e per l'attenzione selettiva: non si possono fare più cose contemporaneamente con lo stesso impegno. nel mio caso, o vivo o scrivo.

ecco che succede in queste settimane.
c'è sempre il momento in cui certe domande è necessario farsele.
meglio: per chi vive con ingenuità e ignora che ogni momento si fanno delle scelte e che ogni scelta è l'inizio di una strada a senso unico, ogni istante è spensierato, il rimpianto è un valido compagno di viaggio e le giustificazioni fantasiose e salvifiche non si contano mai abbastanza.
ma se la vita l'affronti come si fa con i play-books, sai che tutto dipende esclusivamente da te. dunque, niente scuse, niente giustificazioni, niente rimpianti.
un po' di sana analisi di coscienza, insomma, che non guasta mai ma scarseggia parecchio.



allora, sabato è stato il momento di una domanda grossa grossa, che mi girava nello stomaco da un po'. e come i rutti in fase di definizione, anche gli smottamenti nello stomaco non hanno forma fincheé non diventano o un boato alitoso o una domanda ben delineata.
sabato mi sono addormentata con lo stomaco che sobbolliva.

dodici ore ho dormito, e ancora non mi bastava.
il corpo esausto, la mente in bomba, il piede tatuato di fresco che pulsava e rimaneva indeciso se rintanarsi al caldo del piumone o uscire a cercare sollievo nel fresco della notte.

dodici ore ho dormito perché avevo bisogno di rimanere incosciente.
ogni tanto mi capita di aver voglia di infilarmi un cacciavite nell'orecchio, per cercare se da qualche parte, nel cervello, esiste un interruttore che mi faccia spegnere i pensieri. ma poi non so mai quale emisfero scegliere e allora mi arrendo e mi accontento di dormire. 

dodici ore nell'incoscienza, per fermare ogni attività e permettere allo stomaco di ruttare la domanda giusta.
la mattina nevicava e io avevo uno stage di danza, l'ultima giornata in teatro a muovere il corpo improvvisando senza musica. non mi sono mai chiesta come si fa a ballare senza musica. me l'ha chiesto una persona, anni fa. ma non era un buona domanda perché già avevo la risposta: si fa e basta.
non è la musica che ti fa ballare: è il corpo cosciente della sua qualità di movimento.
e questo lo so.

la mattina non volevo alzarmi, ma gli organi interni non si mettono in moto senza un'iniziativa della volontà cosciente. tutte le discipline orientali consigliano sotto le coperte la posizione del gatto per attivare le funzioni vitali con un segnale inequivocabile: una sonora scoreggia.
e ricordo una storia che la mia mamma mi raccontava, sulla lotta per il comando degli organi del corpo, in cui uno alla volta sciopera per dimostrare la sua necessità. e alla fine, quando sciopera il buco del culo tutti si arredono: è lui che comanda.
ma la mia domanda non è una scoreggia, è un rutto che arriva dallo stomaco e ancora non si muove.



così mi alzo, medico il piede tatuato, infilo la tuta a strati e salgo in auto sotto la neve. in retro, percorro il vicolo e mi fermo davanti al caffè dove si incontrano gli abitanti della città vecchia, qualcuno vecchio nel corpo, qualcuno nella testa. riconosco le puttane e i transessuali che battono sotto casa. sono quelli che mi tengono d'occhio l'auto quando la lascio in divieto, che comprano le medicine alle signore anziane che vivono da sole, che ti raccontano i movimenti degli spacciatori e le vie che è meglio evitare, che fanno la vita sana di queste strade.
è domenica, penso, faranno colazione dopo la serata di lavoro.
e mentre finisco la manovra, si avvicinano le mie due pereferite, perché ormai siamo in confidenza e ci salutiamo sempre e loro leggono le mie rubriche e le commentano e mi chiedono se sono vere…

< si, certo, perché dovrei scrivere di qualcosa che non è vita? che senso avrebbe? a chi interesserebbe? e, in ultimo, cosa c'è di più bizzarro della vita che vive in modi imprevedibili eppure, semplicemente, va avanti? >

… che commentano sempre in modo arguto perché loro la vita hanno imparato ad afferrarla dritta dritta per le palle…
< si fa così, cara mia. decidi e vai dritta a testa alta. e a chi ha qualcosa da dire, un calcio diretto nei coglioni, ché il rispetto a una signora non lo si nega mai>

… che mi danno consigli sull'abbigliamento e approvano i miei fidanzati e si informano se mi trattano come si conviene a una donna…
< si, ho uomini che mi amano. e mi domando come mai. ma anche questa la so: l'amore non ha a che fare con il merito>

mi fermano le mie puttane di fiducia e mi dicono che mi hanno visto in TV. vogliono che mi fermi con le amiche e allora parcheggio in divieto e bevo un caffè al banco, perché ho fretta e non ho ancora fatto il mio rutto liberatorio. mi raccontano veloci del sabato sera e poi mi dicono cose come 'teh, ma Costanzo com'è dal vivo?' o 'ma la Mosetti s'è rifatta, neh?' e ancora 'ma Papi…che simpatico che è. vero che è simpatico, vero?'.
io non so rispondere, naturalmente.
anche questa la so: la televisione sembra un mondo e invece è irreale, non esiste. chi la popola sono personaggi che non sono più veri e meno drammatici di quelli pirandelliani, come loro perennemente in cerca di autori che gli mettano in bocca parole e gli facciano fare azioni.
e so anche un'altra cosa: non mi interessa. le persone mi piacciono sempre più dei personaggi e la tv è uno spazio così stretto che ci si respira a fatica.
e poi la mia trans siliconata di 52 anni mi dice con voce baritonale:
'certo che sei bella sciolta, eh?!'

…puff. rido. di gusto. per la prima volta dopo giorni. il caffé mi sale su per il naso e mi torna una gran voglia di uscire, di scrivere, di vedere gli amici. lo stomaco si ferma e dimentico la domanda in sospeso.
è bastato un momento di leggerezza e tutto è andato a posto.

alle volte, c'è una domanda che non bisogna farsi, perché se no poi le cose diventano davvero troppo complicate.
e mica ne vale sempre la pena, neh?!

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Le leggi dell'attrazione - posta del cuore (5)

di nadiolinda (06/01/2009 - 14:31)

[da BresciaOggi - BresciaWeek - ven 24.12.2008]

Cara Nadiolinda,
approfitto di questo spazio per chiederti un parere. Da qualche tempo, frequento una donna per motivi di lavoro. Siamo in sedi diverse, ma non troppo distanti. Dopo i primi approcci (pochi) fra il professionale e il confidenziale, sono stato diretto è le ho paventato il mio interesse sessuale nei suoi confronti. Premetto che siamo tutti e due già in coppia; felicemente, almeno per quanto mi riguarda. La questione è una forte attrazione fisica, che entrambi sentiamo e che, secondo il mio modo di vedere,andrebbe la pena di vivere fino in fondo. Insomma: io le ho proposto un solo rapporto completo. Lei non mi dice di si, ma non mi ha mai rifiutato indignata. E mentre continua a dirsi non disponibile per questioni di correttezza verso il suo lui, di tanto in tanto si lascia baciare e toccare. Cosa dovrei fare secondo te?






Ti dirò: capisco la diffidenza della tua collega. Anche Glenn Close diceva a Michael Douglas che si sarebbe trattata dell’avventura di una notte. Ma la loro ‘Attrazione Fatale’ ha fatto solo un gran casino. In effetti, il quesito che sollevi è quanto mai interessante: se si possa amare qualcuno tutta la vita e tradirlo con episodi di puro sesso. Questo apre diverse prospettive. La prima ci dice che anche in natura gli animali monogami sono quelli esposti maggiormente al rischio di estinzione. La scienza ci dice che le regole dell’attrazione stanno tutte nella chimica: la dopamina decreta il colpo di fulmine, la serotonina è la causa dell’innamoramento, la vasopressina e l’ossitocina generano tenerezza. Però, se sei come me che in chimica avevo a malapena la sufficienza (ma solo perché stavo simpatica al prof e non mi voleva rovinare la media), puoi decidere di presentarti alla maturità (sentimentale) con un'altra materia. Per esempio, zoologia. E allora tu ti definisci una cornacchia, che si fa il nido e poi gracchia in giro senza troppi complimenti, e alla tua collega le dai della rondine, che non è fedele ma fa finta di esserlo per ragioni di comodo. E infatti, in un nido di rondini, 4/5 pulcini hanno in media 4 padri diversi. Ma i miei preferiti sono i rospi: in questa stagione, iniziano i corteggiamenti. Negli stagni ci si dà un gran da fare, con le rospe che emettono richiami e i rospi che si mettono in bella mostra. E finisce che verso febbraio di accoppiano tutti insieme, con ammucchiate a tre o quattro alla volta. Per arricchire il patrimonio genetico, dice la scienza. E se anche la zoologia non ti va a genio, giocatela con la sociologia. Digli che tu non sei un monogamo sequenziale, ma un poligamo selettivo. Non vuol dire niente, ma tanto la verità è che se una donna non ci sta, non c’è niente da fare.

[per scrivere alla Posta del Cuore: postadelcuore@bresciaoggi.it. Verranno accettate solo lettere firmate e provenienti da indirizzi e-mail validi. Le lettere saranno pubblicate ogni sabato su BresciaWeek, senza riferimenti diretti a fatti o persone riconoscibili]

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Anche tu twitti? - posta del cuore (4)

di nadiolinda (02/01/2009 - 17:11)

[da BresciaOggi - BresciaWeek - ven.19.12.2008]

Cara Nadiolinda,
da due giorni sono attivo su Facebook. Ieri ho aggiunto una tipa che conoscevo in Twitter ma che poi cancellò il suo account. All’inizio, abbiamo scambiato 4 chiacchiere. Fra le altre cose, mi dice che s'è da poco lasciata col suo ex marito. Poi  aggiunge che le è sempre piaciuto il modo in cui ero carino con lei. Io chiarisco che sono solo una persona gentile e che flirtare quando si chiacchiera non significa provarci davvero. Stamattina, mi arriva la mail da Badoo, di uno dei miei contatti, una ragazza bella e sexy, con un gran fisico. Alle email sono allegate un bel numero di foto osé. La trovo in chat e usa toni molto più vivaci e piccanti del solito. Insomma: si mette a flirtare di brutto e mi manda una raffica di foto che si scatta mentre parliamo; stesso genere di quelle già mandate, ma addirittura più hot. Puoi immaginare. Alla fine mi chiede di mandarle qualche foto mia, dello stesso genere, e se mai potremo vederci dal vivo. Io spengo la chat e rimango perplesso. Tu che ne pensi? Non mi sono mai visto come un’irresistibile calamita sessuale; piuttosto, mi chiedo se è dunque vero che in rete impera una grande promiscuità (non uso il termine che ho davvero in mente), soprattutto femminile... (mail firmata)






Per lavoro e per passione, leggo molte rubriche. Una delle mia preferite è quella che l’economista Tim Harford tiene sulle pagine di Internazionale. Grazie a lui ho scoperto uno studio di Steve Leavitt, altro economista, molto interessante dal quale emerge una domanda chiave: perché le donne che si prostituiscono sono ancora relativamente poche? Dice Leavitt: ‘Nella fascia più alta, parliamo di donne che arrivano a guadagnare centinaia di migliaia di dollari all'anno per lavorare poche ore al giorno e che vanno a letto con tipi spesso più piacevoli di quelli con cui potrebbero avere un rapporto "normale" dopo un paio di appuntamenti’. Altri studi, sempre di Leavitt, hanno dimostrato che la propaganda elettorale o la promozione di film hollywoodiani non hanno rientri direttamente proporzionali agli investimenti fatti. Ovvero: si spende perché gli altri lo fanno; però, è oggettivamente inutile. La tua amica ha gli atteggiamenti di una escort senza esserlo davvero. In un certo senso, è un fake, ossia un bluff virtuale. Come donna, affronta un periodo difficile della sua vita e cerca conferme facili e veloci. Per questo, utilizza la virtualità rendendosi un oggetto di desiderio per perfetti sconosciuti che rimangono tali. La ricerca di conferme è una pratica molto diffusa in rete. Siccome sei una persona sincera, investi tempo a chiederti perché lei lo faccia. Ma è un investimento senza ritorno, perché lei non esiste: è solo una proiezione virtuale del suo ego.

[per scrivere alla Posta del Cuore: postadelcuore@bresciaoggi.it. Verranno accettate solo lettere firmate e provenienti da indirizzi e-mail validi. Le lettere saranno pubblicate ogni sabato su BresciaWeek, senza riferimenti diretti a fatti o persone riconoscibili.]

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2008 per gradi

di nadiolinda (30/12/2008 - 10:40)

con questo post, inauguro la mia personale versione dell'usanza di classificare il meglio e il peggio dell'anno che sta per finire.
la cosa migliore di quest'anno è stata senz'altro la pubblicazione del mio libro, che è per me come un figlio: mi è costato (e mi costa) molta fatica, ma mi continua a dare un sacco di soddisfazioni.
la cosa peggiore di quest'anno è stata senz'altro la pubblicazione del mio libro, che è per me come un figlio: mi spinge sull'orlo di un esaurimento nervoso, modifica il mio corpo indipendentemente dalla mia volontà e, tutto sommato, fa quel cazzo che vuole lui.

contro la povertà della lingua e dell'ingegno, le tre intuizioni/creazioni geniali del 2008 sono state:
1. la customizzazione delle sacre scritture, che da decenni i cattolici effettuano per adattarle al proprio stile di vita (Gipi)
2. la mignottocrazia (© sen. Guzzanti)
3. wommanizer (Britney non delude mai!)

contro la mancanza di creatività e la crisi del cinema, i tre video musicali più divertenti e geniali del 2008, con idee e intuizioni semplici ma efficaci sono stati:
1. OH YHEA - Moby un elegante e divertente omaggio all'universo di Russ Meyers

2. 50 BOCCA, 100 AMORE - Immanuel Casto il casto divo non delude mai i suoi fan... anche quando si tratta di merchandise!

3. COME MUSICA - Jovanotti la romanticissima danza delle goffe gru...

contro la mancanza di mestiere e il pessimo stato in cui versa la televisione italiana, i tre serial più interessanti e geniali del 2008 arrivano dalla grande macchina USA e hanno personaggi così interessanti e sceneggiature così geniali che non potete perderveli:
1. Pushing Daysies
2. Tru Blood
3. Dexter


vorrei scrivervi anche la lista dei libri e dei fumetti, ma ora devo fare qualcosa delle mie giornate perché ho cazzeggiato fino ad oggi e, se voglio che il libro del 2009 per molti sia il mio nuovo romanzo, devo salutarvi qui e augurare a tutti un anno che spacca! vi abbraccio virtualmente senza fare nomi, ma con tutto l'affetto che ben sapete.

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requiem per NM

di nadiolinda (25/12/2008 - 22:25)

ieri che era la vigilia, la mia vicina di casa l'ho incontrata sul pianerottolo con un'espressione allucinata.
mi comunica che suo cognato ha avuto un infarto e, con fare palesemente insofferente, conclude: proprio sotto natale, insomma.
io la guardo come si guarda un vampiro e non dico niente. abbozzo un saluto e mi allontano il prima possibile, prima di esplodere. sotto natale sono insofferente peggio di chiunque, altro che più buona.
innanzitutto, odio gli auguri generalizzati e il buonismo patetico verso chiunque. soprattutto se basta una frase per smascherarlo.
e mi vergogno che non esista un connettore modificabile tra la testa e la bocca, così non dovrei più sentire frasi come 'proprio sotto natale'.

penso che ognuno abbia almeno il diritto di decidere quando morire fregandosene altamente del calendario delle festività.
penso anche che se non ti dispiace che qualcuno muoia (visto che reputi il lutto meno importante del cenone) potresti evitare di commentare del tutto. stare in silenzio e sembrare indiferenti è meglio che aprire bocca e rivelarsi stronzi.

comunque, mi è tornata alla mente una vignetta di Gipi di qualche settimana fa su Internazionale, dove lui parla con Cristo e gli racconta che i cristiani, da decenni, effettuano una customizzazzione delle sacre scritture per adattarle al proprio stile di vita. e mi viene in mente che sarebbe molto comodo customizzare anche le festività.
voglio dire: oggi è una giornata di merda per tutta una serie di motivi e allora, magari, se posso e nessuno si scoccia, vorrei rimandare il natale.
o anche, mettiamo che sia il 15 di luglio e io mi sento in vena di regali e stasera ho voglia di cucinare. perché non fare un bel veglione con alla fine il pandoro e la crema di mascarpone?



ecco.
customizzazione delle festività: ecco una missione di vita per il mio futuro.
e mentre ci penso, realizzo che c'è solo una persona con cui potrei condividere questa cosa.
N.M.
e però NM si è suicidato proprio ieri da facebook, dopo essersi già suicidato qualche settimana fa da myspace. mi manca, nella virtualità, perché era ironico e cattivo più di me e mi istigava a tirar fuori la grinta polemica.
un giorno di questi, gli ho chiesto nella vita reale perché si suicidasse così spesso nella virtualità. ora come ora, così dipendente dalla virtualità come sono, io non riuscirei a uccidere un mio avatar. mi sembrerebbe di farmi un torto. lui, invece, lo fa con convinzione e senza ripensamenti. e non è nemmeno di quelli che cambiano le identità virtuali per crearsene di nuove, tutte bugie impilate una sull'altra. e non gestisce nemmeno profili fake o colossali goliardate.
no, ha una virtualità sincera e corretta.
e poi, ogni tanto, si suicida.
gli chiedo perché. e lui mi risponde: mi ero annoiato.

touché.
e però NM mi mancherà e anche un po' (ma non diteglielo) mi sta sulle palle perché mi costringe di nuovo a riportare il nostro confronto solo sul piano della realtà. e io me la cavo molto meglio con le parole scritte che con quelle che si dicono al momento. faccio meno fatica e, se scrivo una cazzata, posso sempre cancellarla. uffa.

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backstage

di nadiolinda (21/12/2008 - 11:22)

ieri all'agenzia SGP di Milano, si sono trovate in tre:
*nadiolinda
*eliselle
*elena torresani

il movente dichiarato erano fotografie.
quello che è diventato rapidamente è un gineceo altamente pettegolo e pure un po' rozzo.
e ciò che le tre si dissero veramente, solo i muri lo possono sapere.
voi accontentatevi delle immagini, razza di guardoni che non siete altro!


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l'indole del babbuino - posta del cuore (3)

di nadiolinda (19/12/2008 - 11:26)

Cara Nadiolinda,
qualche sera fa, nel mio salotto, si parlava di maschi stronzi. E di atteggiamenti incomprensibili (l'etichetta di "stronzo" è corretta ma più di tanto non spiega). Io ho citato il caso del signor F., un tizio che conosco di anni 51, ciononostante piacente e circondato da pulzelle e signore di tutte le età.
Ebbene, costui che pure ha il rimorchio estremamente facile nell'arco di un mese, qualche tempo fa ha: avuto una storia con una maestra di sci svizzera (anni 30, molto graziosa) e si augurava che "ne nascesse una cosa seria", tanto che tentò di dire addio alla sua tampinatrice storica. Non glielo disse; trombarono. L'addio glielo recapitò tre giorni dopo via SMS (!). Frattanto, amoreggiava con l'ex moglie, madre di suo figlio, la quale (cito) "s'era anche illusa ...", per poi buttarsi tra le braccia della penultima conquista dove attualmente si trova. Cioè, non capisco. Non è neanche invidia: fa rabbia sentirlo parlare ogni volta di una storia ...seria! Non è che prenda quello che capita, no: ci pensa e magari ci soffre anche quei dieci minuti. Mah, dev'essere la famosa "leggerezza del maschio" da te già acutamente diagnosticata. Io per me mi sa che sono maschio e pure pesante. Ma soprattutto mi scoccia non capire!
(Pedro, 45 anni, mail firmata)



Il 26 giugno scorso è morto Claudio Capone, voce storica della televisione, uno di quelli che tutti si ascolta e ci si è pure affezionati, ma nessuno sa che faccia ha. Io mi ci incantavo perché faceva i doppiaggi dei documentari sugli animali e pure di Ridge di Beautiful. Così, mi immaginavo che quando Ridge guardava Brooke con amore le raccontava che i babbuini femmina di Amboseli, in Kenya, hanno una vita sociale particolare. Le madri sono tra loro amiche e allevano i cuccioli tutte insieme. Questa cosa le fa vivere di più e meglio perché i legami di solidarietà e di sostegno alleviano lo stress, sia dei piccoli che delle femmine adulte. Che dire, caro Pedro. Serve un solo maschio per ingravidare molte femmine; poi può anche levarsi dalle scatole e forse non è poi una gran perdita. Quando il signor F. fa pipì, di certo regge in mano il suo futuro, perché non mi sembra che i suoi rapporti vadano più lontano di così. In effetti, la natura umana, sia degli esemplari maschi che femmine, è affascinante. E rimpiango Capone, che con quella bellissima voce sapeva sempre dare spiegazioni così elementari che ogni più piccolo perché spariva insieme ai babbuini maschi, perduti nella giungla nell’indifferenza generale del branco di femmine.

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proposte per i regali di natale (3)

di nadiolinda (17/12/2008 - 19:01)

ricordando che chi non fa sesso a capodanno non fa sesso tutto l'anno e pensando a chi è fornito dell'entusiasmo ma manca del partner...
...perché non regalare la nuovissima macchina per l'autoerotismo realizzata da 0verflow?

collegato tramite usb al computer, si sincronizza con film predisposti per regalarvi momenti di assoluta pigrizia sessuale e, pare, con la massima soddisfazione grazie al SEPTON, il materiale utilizzato per realizzare le parti direttamente a contatto con le zone più sensibili e già in uso in molti dispositivi medici. nella versione maschile l'interno è di prima qualità: «grazie ad innumerevoli pieghe e protuberanze sarà un vero piacere» si legge sul sito del produttore.
«il suo tocco soffice garantisce un piacere lussurioso maggiore dell'equivalente reale»

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social network e crack finanziario - posta del cuore (2)

di nadiolinda (12/12/2008 - 10:09)

[da BresciaWeek - BresciaOggi del 5.12.2008]

Cara Nadiolinda,
mi sta succedendo una cosa strana. Nella vita reale, sono sposata con un uomo fantastico, ho due figli e sono felice. Per gioco, un giorno ho aperto un profilo su un social network molto frequentato. L’ho fatto così, per scherzare, per passare il tempo. Qualche settimana fa ho conosciuto una persona il cui nick è Nuovi Orizzonti. Associato al profilo, c’era la foto di un uomo attraente che però, ho scoperto in seguito, nulla ha a che fare con il vero titolare. Comunque: all'inizio per qualche giorno ci siamo scritti mail, poi ci siamo scambiati il numero dei cellulare. Quando ho sentito la sua voce, al telefono, è stato emozionante: mi piaceva. Molto. Un’emozione nuova, per me. Fatto sta che questa persona mi ha inviato tramite mms la sua vera immagine: orribile; anche se ormai, in qualche modo, mi ero affezionata a lui: mi piaceva quello che mi diceva, forse un po’ ne avevo anche bisogno, tutti questi complimenti dopo 14 anni di matrimonio... Insomma, oggi ho deciso di chiudere, in accordo con lui: la cosa mi stava sfuggendo di mano e rischiavo di lasciarmi coinvolgere. Ora però mi chiedo perché sto male. In fondo, era e rimane uno sconosciuto. Mi diceva di non essere degno di me e io non ho mai capito cosa volesse. Però soffro. Assurdo, non trovi?
(A. - mail firmata)




La finanza creativa è una creatura bizzarra. Se il tuo fruttivendolo contrattasse con te il prezzo dei pomodori che ti servono per il sugo delle lasagne di domenica proponendoti una scommessa sul fatto che domani farà bello oppure pioggia e, intanto che verificate la scommessa, ti dà da portar via un sacchetto di pomodori in polistirolo, tu lo guarderesti come si guarda uno da internare e buttar via la chiave. Subito. Eppure, in borsa ogni giorno si contrattano materie come il petrolio vendendo ‘barili di carta’ e scommettendo a rilancio continuo su ogni tipo di variante. Vedi, cara A., internet funziona come la borsa: c’è la sincerità che fa sugo e quella di cartone. Quando ti metti on-line e allacci relazioni, scommetti sulla possibilità che chi ti risponde dall’altra parte sia sincero per davvero. Per far salire le quotazioni del rapporto, occorre investire in liquidità sentimentale e, dunque, più l’intimità è elevata più il rischio di crack è alto, nel caso che l’investimento sia solo tuo. Come con la borsa, la percentuale di chi si è arricchito davvero è molto bassa rispetto alla massa degli investitori. E, comunque, se sei furbo, prima o poi investi i guadagni in qualcosa di più concreto. Per farla semplice, cara A., sii fiera di te perché non ti sei fatta lusingare da false prospettive e sei riuscita a rivalutare quello che davvero possiedi: un amore vero e una famiglia.

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se cercate un vero uomo è ora di diventare tifose ...di rugby!

di nadiolinda (11/12/2008 - 11:24)

Sono bresciana, ma tifo Bergamasco.
Non è questione di campanilismo: qui si tratta di rugby, ragazze mie.

Per chi non l'ha ancora preso in considerazione, è proprio ora di diventare tifose!
Reduce dal bellissimo incontro padovano tra Italia e Australia, eccomi pronta a raccontarvi dieci buone ragioni per mollare i calciatori (quelli che giocano e quelli che tifano) e abbracciare (in tutti i sensi che volete!) il fantastico mondo del rugby.




Primo: allo stadio, ci potete andare da sole. Tra il pubblico del rugby non troverete mai scalmanati e ubriachi pronti a molestarvi. Tutt'altro: gli spalti pullulano di famiglie, padri con bambini anche piccoli, ragazze e ragazzi di ogni età che sono lì per divertirsi.
Secondo: chi tifa rugby, spesso pratica rugby. Dunque, la probabilità che tra una mèta e l'altra rimorchiate un bel rugbista ancora entusiasta per il match è molto elevata. Controindicazione: non siete le sole e la concorrenza tra cacciatrici di rugbisti è spietata. Se siete donne gelose, andate alle partite con le amiche o il cugino: eviterete di tornare a casa con il fegato grosso e il fidanzato col torcicollo.
Terzo: le regole del rugby sono elementari e le partite appassionanti. Inoltre, non dovrete subirvi giorni e giorni di estenuanti dibattiti sul fuori-gioco, che è stato creato dagli uomini al solo scopo di fare discussioni infinite sul calcio. La verità è che il fuori-gioco, per gli uomini, è come il punto G: ne sono ossessionati, ma non hanno la minima idea di cosa sia o come funzioni.
Quarto: l'unico cartello veramente utile fuori dallo stadio è 'Attenzione: montagne di muscoli in movimento'.
Quinto: il rugby accende la fantasia. Io sogno spesso di essere la palla, soprattutto durante le mischie. Sesto: il rugby è uno sport sano. I giocatori sono come li vedi, vanno a carne rossa e birra, giocano sempre secondo le regole e non lasciano dubbi sulla loro virilità. Niente look metrosexual, tagli fashion, accessori e amenicoli modaioli: qui si gioca duro e poi ...ragazze, siamo tutti per voi!
Settimo: il rugbista possiede muscoli sconosciuti all'uomo medio; tutti da scoprire.
Ottavo: dentro e fuori dal campo, il rugbista placca preferibilmente sotto la cintura; anche quella di strass.
Nono: alla fine della partita, nessun giocatore sfreccia via sulla sua macchina costosa con fotomodella al fianco. Ci si dà tutti appuntamento per il terzo tempo: una festa in cui giocatori e pubblico (anche quello femminile) si trovano a brindare alla partita fino a notte fonda.
Decimo: il rugbista è di norma fighissimo; è grande, grosso, simpatico e non se la tira.
E non dimentichiamo che... la percentuale di testosterone presente nel sangue di un rugbista è mediamente illegale.

Direi che ce n'è abbastanza anche per la più scettica di voi.
Ogni donna dovrebbe avere un fidanzato rugbista almeno una volta nella vita, giusto per avere un termine di paragone. Il rugbista è un vero uomo, di quelli grandi che quando ti abbracciano ti soffocano tra i bicipiti. E' comodo dormirgli addosso e ti fa sentire protetta. E' un gigante buono che ti obbliga a sentirti femmina.

Care amiche, dite basta a uomini intellettuali, fissati col look, intimoriti dalle donne, che hanno paura chissà di cosa e sono sempre pronti alla fuga. Basta, non se ne può più. Aderite anche voi al progetto 'Le donne amano il rugby': con un euro a testa, attiviamo un numero verde; poi andiamo tutte allo stadio e prepariamo uno striscione con scritto: 'Rugbista single? Chiamaci!': ogni telefonata sarà smistata sul telefono di una donna stanca di storie con uomini che sembrano ma non sono. Non è un'agenzia matrimoniale: è una missione sociale!


[da 'La meta- Il settimanale italiano del rugby del 25.11.2008]

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la fabbrica dei tedeschi, la malafede degli italiani

di nadiolinda (09/12/2008 - 13:05)

*
quando ho scritto questo post ero molto delusa e arrabiata.
ma poi, a mente fredda, mi sembrava davvero di mal gusto, più del film di Calopresti sulla ThyssenKrupp.
dunque: cancellato.
*

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nadiolinda @ Community _ All Music

di nadiolinda (05/12/2008 - 10:38)

finalmente, riesco a pubblicare l'intervista realizzata per All Music lo scorso 7 novembre e che vi avevo promesso...

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proposte per i regali di natale (2)

di nadiolinda (04/12/2008 - 16:11)

il regalo perfetto per ogni fidanzato si chiama POTTY PATTER
e lo trovate qui



...uomini, so che già state sognando a occhi aperti!

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plutocrazie (1)

di nadiolinda (04/12/2008 - 11:29)


in attesa di iscrivermi a twitter, visto che ormai sono un'arterisclerotica dispersa nella rete e faccio microblogging per evitare di diventare inevitabilemente tediosa, inauguro anche questa rubrica dedicata alla mia ossessione di questo periodo:
la
plutocrazia.
se non sapete cos'è, sappiatelo.
io mi rifiuto di linkarvi a wikipedia.
...lo so lo so: sono pure stronza, oltre che arterisclerotica.
ma vi ho avvertito da mo'.



dunque, oggi inauguro lo spazio dedicandolo alla stampa gerontofila che, per merito di qualche ufficio stampa, si accanisce a ondate sui cosiddetti fenomeni del web.
che sono fenomeni per loro, che quando vedono un computer portatile chiedono se ne esistano senza coperchio.
che quando parlano di web dicono cose come :
'si, ho visto il sito'
oppure i più avanzati:
'guarda, io visito il mio profilo una volta ogni sei mesi e non so davvero cosa farci'.

...e ci credo!
in effetti, anch'io leggo un giornale intero una volta ogni sei mesi e ho alcune sgradevoli sensazioni:

. di leggere il pigro copia-incolla di alcune cartelle-stampa madri che, a un rapido raffronto tra le testate, saprei ricostruire intuitivamente [ grazie, inutilissimo esame di filologia in università cattolica! ]
. di non aver saputo nulla di nuovo né di interessante. [odio leggere qualcosa e rimanere indifferente!]
. di non saper bene cosa farmene: ormai mi sono abituata a una carta igienica molto più morbida.

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consigli per gli acquisti natalizi (1)

di nadiolinda (02/12/2008 - 18:05)

recentemente, un amico mi ha definito ...stimolante.
io mi sono immediatamente ribattezzata: personal mind vibrator.
così, in clima natalizio, inauguro l'angolo dei consigli per natale.
ecco il primo.
nell'epoca dei tradimenti digitali e dei flirt virtuali, niente di meglio di una cintura di castità come questa...


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how to keep your virginity kit

di nadiolinda (30/11/2008 - 13:05)

qualche tempo fa, ho segnalato sul blog il kit per perdere la verginità.
grande successo della cosa, vendite alle stelle, io non becco un cazzo di niente (anche fuor di metafora) come al solito.
e allora stamattina, che mi giro storta, mi viene in mente che potrei fare il kit per tenersi stretta la verginità.
accetto compagni d'impresa.
di questi tempi e con l'aria di censura che tira (ogni scelta di termini non è casuale) credo sia già un successo preannunciato.




ecco cosa contiene il kit:
- il purity ring, da portare rigorosamente al posto della fede nuziale come fanno i Jonas Brothers (una boyband americana di ragazzini vergini cristiani. così dice l'ufficio stampa);
- il manuale con tutte le cose negative del sesso, dai piccoli problemi che può causare alle grandi menate della mattina dopo;
- le carte con tutti i mostri e le creature che si risvegliano se ti tocchi;
- il breviario con tutti i santi e gli angioletti che piangono se ti tocchi;
- la cintura di castità in puro acciaio inossidabile con una sola copia delle chiavi;
- per lei: un preservativo coi denti, che stacchi qualunque appendice cerchi di avvicinarsi al tuo interno coscia;
- per lui: una dentiera tipo dracula da applicarsi nelle mutande per scongiurare qualsiasi accenno di erezione;
- per chi ha un concetto molto molto molto circoscritto della purezza, una pomata antiherpes (questa è difficile da capire, ma chi ha frequentato i campi scout o le GMG lo sa bene);
- un gessetto per segnare sul muro i giorni in cui non fai sesso, con tanto di raccolta punti. che funziona così: tu compri il kit e ti iscrivi on line al concorso. dal giorno in cui inizi, ogni nnn tacche sul muro, guadagni un punto. ogni x punti, guadagni un grado. e per ogni grado, c'è un bel riconoscimento morale: morigerato, virtuoso, putto onorato, in odore di santità, morto vergine.

vodafone e esselunga stanno valutando se convertire i vari gradi in un bonus di punti banana o prugna che possono valere per l'acquisto di un telefono che telefona male ma vibra un sacco.

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noccioline

di nadiolinda (29/11/2008 - 02:00)

è qualche giorno che voglio scrivere questo post, che mi gira in testa.
ma poi ero stanca con la testa, ho dromito poco, ho rivisto il video di un'intervista in cui sembro un troll vestito alle bancarelle degli abiti usati anni 80, oggi nevicava cattivo, mica quella bella neve soffice che ti fa venir voglia di natale ma quella bastarda che ti gela la punta delle dita e le ginocchia.
e poi ero inibita perché qualche giorno fa mi ha chiamato un amico che mi ha fatto un appunto: scrivi troppo triste e serio, ultimamente. torniamo a parlare di cazzi, please.
si, ha ragione.
oggi però non parlo di cazzi, non mi va, non vogliatemene.
il fatto è che martedì sono stata a vedere a teatro la messa in scena di un testo di Paravidino che mi incuriosiva assai. il titolo è PEANUTS e, per sapere esattamente cos'è e di cosa tratta, vi rimando al sito del suo autore nonché alla bella recensione su drammaturgia.it.
questo testo è interessante per due motivi.
il primo perché chi è stato a Genova certe cose non se le dimentica.
il secondo, più tecnico, perché il meccanismo comico straniante di schultz viene rielaborato prima associandolo a temi contemporanei sulla globalità e poi spostando il tutto in una dimensione surreale di violenza fisica e psicologica.
ma non è di questo che voglio parlare in questo post.
voglio parlare della plutocrazia.
da martedì che sono uscita da teatro che ci penso: era uno dei titoli delle vignette sul palco.
martedì mi è venuto in mente che non sapevo cosa voleva dire. nella mia beata ignoranza, ho pensato subito a Walt Disney, che mi ha rovinato l'infanzia. in effetti, Pluto è un personaggio piuttosto inutile, però c'è sempre; e io mi sono sempre domandata perché. allora ho avuto un'illuminazione: un topo non può essere il padrone di un cane. e pluto non può essere fiiscamente davvero più piccolo di topolino. allora, secondo me, topolino gli fa da prestanome e pluto lo ricatta in qualche modo. e la scena del cane e del padrone topo è solo una finta per coprire la cosa.


quando ho verificato il significato di plutocrazia, mi sono sentita una rapa. e allora mi serviva subito un capro espiatorio su cui rovesciare il mio nervoso e preservare la mia autostima.
ho pensato a chi mi ha rovinato più di Walt Disney.
MTV, ecco chi.
e mentre prendevo coscienza della cosa e mi arrabbiavo di conseguenza, mi appariva un nuovo meraviglioso programma che si chiama EXILE, o qualcosa del genere. in pratica, le figlie dei ricchissimi americani viziate che spendono minimo centocinquantamiladollari per la loro festa dei 16 anni [ref. My sweet sexteen] vengono spedite dai genitori a imparare a vivere in qualche posto del mondo dove regna la miseria. nella puntata di oggi, una biondina veniva mandata in india e, alla fine, era orgogliosa di aver cucinato alla famiglia che la ospitava e che moriva di fame il primo vero pasto americano.
ecco.
la plutocrazia è anche questo: ha a che fare con la stupidità di una ragazzina viziata che, sponsorizzata da MTV, indossa la maglia di topolino in un villaggio del nord dell'india e piange senza avere pena di se stessa.

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post femminista

di nadiolinda (16/11/2008 - 13:01)

Ecco cosa succede: nelle nostre piazze si manifesta in queste settimane per il diritto allo studio come valore imprescindibile di una società moderna e democratica.

untouchable

A Kabul, da settimane, ragazze del liceo vengono sfregiate con l'acido da militanti islamici. La loro colpa non è così grave come si potrebbe pensare: portano il velo e rispettano la legge. Però vogliono studiare e questa, a quanto pare, è diventata la nuova trasgressione da punire, nelle donne. La più grave delle ultime ragazze sfregiate si chiama Shamsia, ha 17 anni e rischia di restare cieca perché l'acido l'è finito negli occhi. Nonostante questo, ha dichiarato, ancora sul letto d'ospedale: 'Continuerò ad andare a scuola, anche se rischio che mi uccidano. Ecco il mio messaggio ai nostri nemici. Anche se lo rifaranno cento volte, io continuerò a studiare'.

pregnant

In questi giorni, l'elezione del primo presidente nero negli USA ha risollevato un vento di speranza che io spero di trasformi in un uragano transoceanico e che riesca a travolgere il mondo con dei cambiamenti reali. E se devo essere sincera, continuo a sperare perché, in effetti, avrei voluto che alla Casa Bianca salisse una donna. Parafrasando M.L.King, io ho un sogno: che le figlie di ogni donna, un giorno, vivranno in un mondo in cui non saranno considerate pregiudizialmente in quanto femmine, ma valutate per l'essenza della loro personalità e giudicate secondo un'etica umana davvero universale.

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posta del cuore (1)

di nadiolinda (11/11/2008 - 10:13)

come vi avevo promesso, comincia la publicazione (sporadica e del tutto casuale) di qualche puntata della mia POSTA DEL CUORE in edicola ogni venerdì con BresciaWeek - all. BresciaOggi.

se volete scrivermi: postadelcuore@bresciaoggi.it
non si accettano mail anonime.
ma ogni riferimento a persone reali verrà cancellato.


IL METODO ANTI-STRONZI

BresciaWeek - 7.11.2008

Cara Nadiolinda,
ti scrivo perché so che di uomini ‘stronzi’ te ne intendi. A volte non capisco cosa scatta nella testa di una persona. Ho appena passato un'oretta a parlare con una mia cara amica che è stata mollata di punto in bianco dal ragazzo. E quando dico ‘di punto in bianco’ è proprio così: il giorno prima era tutto 'amore mio sei l'aria che respiro' e da più di una settimana si è reso completamente irreperibile. L’unica giustificazione che ha dato alla mia amica è stata: 'ho una profonda crisi esistenziale, non voglio che tu soffra quindi ti allontano'. Guarda, mi risparmio i commenti che ho in testa perché questo è un quotidiano che leggono persone educate. Ma tutte le maledizioni che gli ho tirato spero sortiscano l’effetto desiderato.
(Roberto, 36 anni, mail firmata)


Quando avevo 19 anni, mi sono innamorata di un ragazzo di 25. Siamo usciti insieme un paio di mesi, poi lui mi ha detto che non avrei mai potuto essere la sua fidanzata perché mi piaceva fare le gare di rutti con la coca-cola. E anche se lo portavo a teatro ed ero simpatica ai suoi amici ed ero carina ma con la testa, gara di rutti batteva implacabilmente savoir-fair 1 a 0. Dopo avermi detto questo e dopo averne discusso, abbiamo continuato la storia. Inebetita dalla mia cotta, pensavo che i rutti fossero dimenticati. Un venerdì mi ha detto che si era innamorato di me e che un po' aveva paura di questa cosa. E’ stato un momento bellissimo: ho vinto, pensavo, perché quello che sono, nel bene e nel male, è stato accettato anche da quella sua testa dura, piena di preconcetti su quello che una donna dovrebbe o non dovrebbe essere. Tempo 24ore e il sabato ha cambiato cellulare, ha chiuso la macchina in garage, ha staccato il telefono di casa ed è sparito dopo un banalissimo 'ti richiamo io'. Sicuramente è stato uno stronzo. Lo confesso: quando ho aperto il mio profilo su Facebook, è la prima persona che sono andata a cercare.
Perché il masochismo di farsi rifiutare una seconda volta era un impulso irresistibile.
Per fortuna, lui su Facebook non c’è, io non so più che fine abbia fatto e mi tocca rassegnarmi all’idea che mi ero innamorata proprio di uno stronzo.
Sai, Roberto, ogni tanto bisogna essere severi anche con sé stessi, soprattutto nell’analizzare le relazioni. Credo che, a volte, ci siano dei segnali che ci ostiniamo a non leggere o che, nella cecità del nostro amore, possono sfuggirci. Sono anche convinta che le relazioni sono quasi sempre squilibrate e uno dei due ama più dell'altro. E, a un certo punto, se la bilancia pende troppo, si finisce col culo a terra. Mi dispiace moltissimo per la tua amica perché capisco bene come si sente. Sono passati 10 anni e io il tizio non l'ho mai perdonato. E ogni volta che ci penso - mi capita meno di una volta, ma succede ancora - spero che gli cada un capello di troppo. O che gli scappi un sonoro rutto mentre sta a riunione col suo capo!

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le parole giuste per essere in disaccordo

di nadiolinda (07/11/2008 - 16:37)



Questo gatto si chiama MAOW ed è la creatura insieme più adorabile e più politicamente scorretta che il web abbia sfornato negli ultimi tempi. L’hanno creata due che non sono tanto a posto e c’hanno troppe consonanti fricative nei soprannomi: Lex [graphic designer, illustratore e artista marziale] e XOs [romanziere, cyberpunk e critico sociale].

Perché vi parlo di Maow? Perché questa vignetta la uso quando devo fare l’esempio di come non si deve essere in disaccordo. Esistono le parole giuste per discutere e confrontarsi. Si va da un grado zero, che corrisponde al puro insulto gratuito, e si arriva fino al grado sei,ossia: controargomentare centrando il punto.
Le elezioni americane hanno fatto riflettere il mondo su molte cose. Io mi sono improvvisamente ricordata di quanto onore ci sia nel riconoscere un avversario degno con cui aver lottato e vinto. Al di là delle opinioni politiche, quando il neo presidente è stato eletto, per prima cosa ha riconosciuto i meriti del suo avversario. È stata, a mio avviso, la vera grande lezione di questo confronto politico…

Mi capita spesso di osservare, negli ultimi tempi e ad ogni età, una graduale disabitudine al confronto e alla discussione. Le controversie sono difficili da gestire: mettono di malumore e costringono ad affrontare sentimenti potenzialmente distruttivi, come la rabbia, il rancore, il dispiacere. In un mondo fatto di tecnologia ci si disabitua al confronto perché, dietro a uno schermo qualunque, si è protetti.

In ogni momento, se si vuole, basta un ctrl+alt+canc per mettere a tacere chi non è d’accordo con noi.

Sembra un controsenso, eppure solo quando incontriamo qualcuno che non è d’accordo possiamo davvero allargare i nostri orizzonti. Chi ci da ragione, la pensa come noi. Chi ha un’opinione diversa e ce la sa spiegare, invece, rischia di regalare a entrambi un nuovo punto divista.

Ecco, il senso del post è questo: anche se nella vita di tutti i giorni siamo abituati a cancellare (virtualmente) le persone con cui siamo in disaccordo, la lealtà dello scontro tra i due candidati americani mi ha ricordato quanto mi manchi un contradditorio costruttivo con qualcuno che sia in grado di controargomentare. Se ci penso, sono i grandi confronti umani, gli scontri di opinione che mi hanno sempre fatto crescere, da quelli con i genitori a quelli con i docenti a quelli con i capi e i colleghi. E il valore di una vittoria è dato soprattutto dalla grandezza del proprio avversario.

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Oggi è un gran giorno...

di nadiolinda (04/11/2008 - 18:32)




... che sarà ricordato come quello in cui il giornalismo è ufficialmente decaduto dato che CI SONO LE MIE TETTE SULLA HOME DI
CORRIERE.IT!!
l'articolo è bello e interessante. l'ha scritto
Arianna Chieli, intervistando me e Elena Torresani.
c'è anche un
video di noi due che giochicchiamo con un po' di sex toys nello store di Angelique Devil a milano.
insomma: pura didattica!



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-ismi

di nadiolinda (03/11/2008 - 12:41)

ieri, finalmente, ho visto Gomorra.
ma quanto è bravo Garrone??



detto questo, valuto il mio grado di preoccupazione.
...molto elevato, nevvero.

nonostante il mio interventismo e prammatismo e femminismo e moralismo (in un senso positivo del termine, ovviamente, e non con l'accezione comune di bigottismo retrogrado) e ancora un sacco di -ismi proiettati verso un più generale ottimismo e futurismo
d'indole e d'istinto, mi tocca constatare che la nostra politica ama gestire lo stato come un consiglio di amministrazione, di cui il presidente del consiglio è AD. l'azienda non è una cosa pubblica, ma una squadra di calcio. i tagli si fanno non sugli stipendi dei dirigenti, ma sulle riserve e sui giovani e sulla pulizia dei cessi e delle docce negli spogliatoi nonché nella difesa degli stadi e dei servizi per ospitare, medicare e salvaguardare il pubblico.
esiste una perenne campagna politica in cui si aizzano letteralmente le tifoserie cercando di tirarle a sé senza nessuna considerazione, ma per evidente partito preso. si gestiscono duplicati dei registri e si vive soprattutto su giri di fatturazione e pulizia di denaro di (in)dubbia provenienza. i falli e gli insulti sono concessi e la volgarità, il machismo e le inculate a tradimento sono all'ordine del giorno. nondimeno, quando si prova a dire che questo tipo di calcio è malato, ci si richiama a valori sportivi che, al pari di quelli democratici e repubbicani, mi appaiono un po' come la panna montata sulla merda fumante.

in ultimo, considero che questo generale sentirsi amministratori di un'azienda fallata e marcia, autorizza a prendere decisioni quasi sempre in urgenza, monetizzando tutto e spostando sempre tutti gli argomenti di discussione sui soldi.

in effetti, la cosa è rivelatrice: i soldi sono l'unica ossessione per questa classe dirigente; ma anche, ammettiamolo, per quasi tutti gli strati sociali, dal primo dei potenti all'ultimo degli stronzi. non è solo che i soldi, come mi ha ricordato qualcuno recentemente, non sono altro che un'idea: è anche che a ragionare così non si è più persone.
qualche tempo fa, un'amica che ha condotto un incontro in una scuola parlando di inserimento nel mondo del lavoro, mi ha chiamato sconvolta per chiedermi come poteva spiegare ai ragazzi il concetto di umiltà.
io faccio lezioni di pubblicazione etica su web in università e il solo titolo del corso registra sguardi attoniti e persi che dicono chiaramente cosa sta pensando chi mi ascolta: etica...cioè?

chi ha letto Gomorra e come me odia -pur conoscendolo a memoria- Sex & The City (ma attenzione: sta arrivando una valanga mediatica a favore di simpaticissime shopaholic) ricorda la storia del sarto napoletano, Pasquale, riconosciuto come maestro di sartoria all'interno del sistema di produzione illegale delle griffe, che vede in tv Angelina Jolie agli Oscar, riconosce una sua creazione e si commuove.

bene.
io ho un sogno: che le star di hollywood, con i loro bei vestiti e o i loro stilisti scintillanti e frociaroli, guardando il film si vergognino di indossare un abito pagato migliaia di dollari e prodotto nel nostro sud per meno di 25€ a pezzo e qualche morto in più, che tanto a loro non gli cambia mica la vita.

sogno che la più influente di queste star inizi un boicottaggio sistematico delle griffe, che i fatturati crollino e che il loro made in italy, fatto di sfruttamento e materiali scadenti e sovraprezzi scandalosi se ne vada in fumo, insieme al loro bel mondo dorato e finto. e che la loro valanga di fallimento si trascini dietro l'ipocrisia di chi si è costruito un impero sulle conoscenze, sugli agganci, sulla pretesa di aristocrazia, sul niente che è la loro pochezza.
sogno che se ne vadano tutti a dubay in esilio perenne, che si chiudano in gabbie d'oro ai caraibi, che milano torni ad essere una città sana di mente e che le modelle ritornino ad essere delle donne.
e sogno che tutto il male che hanno fatto a questo paese lasci finalmente il posto a chi crede che il proprio lavoro, fatto con correttezza e senso del dovere, possa aiutarlo a costruirsi un futuro.

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La seduzione ha a che fare con la sintesi

di nadiolinda (02/11/2008 - 11:12)




Eros non è solo poesia. O meglio: si, certo è poesia nella sua forma più intima. Il che significa che è per lo più un tormento. E che sia piacere per il corpo e necessità di discesa nella propria anima è la cifra della sua necessità. Come l'ossigeno, Eros ci tiene in vita. Come una condanna, Eros ci priva del fiato e ci costringe a non poterne fare a meno.
Il libro di Elena è un caso perché, nell'epoca dei romanzi e dei pacchetti commerciali, la sua autrice (preparata, brava, brillante e spiritosa blogger) sceglie un genere poco adatto al mercato, ma ben confacente al suo argomento.
Una prosa poetica per scandagliare il tormento di Eros, che è estasi e insieme deviazione.
Nelle righe di questo libro, da leggere e rileggere come un piccolo imperdibile gioiello, ci sono tutto lo humor e la sensibilità di una donna con una grande umanità e un lungo percorso di formazione personale, sentimentale e sessuale, che affronta le sue fragilità e grida le sue fantasie, con penna lieve e piglio malizioso.
Scrivere un libro erotico, ma erotico davvero (non pruriginoso!) non è da tutti. Ma a Elena viene così naturale... Che volete? A ciascuno il suo dono!

'L'inferno di Eros' è una rivincita di libertà, un inno al femminino istinto di seduzione.
Elena dimostra che in un mondo che legge per accumulo e si riempie di parole, si può fare letteratura con la sintesi. E quando le parole sono quelle giuste, non c'è bisogno di scriverne altre, perché a rovinare la poesia si fa davvero troppo presto:
'Mi piacerebbe poter scrivere / Un giorno/ Qualcosa tipo / “Il Paradiso di Eros”. / Ma ho dati insufficienti, / E tutto ciò che mi resta / È di darvi commiato. / Sottovoce. / Razza di arrapati che non siete altro.'

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