how to keep your virginity kit
qualche tempo fa, ho segnalato sul blog il kit per perdere la verginità.
grande successo della cosa, vendite alle stelle, io non becco un cazzo di niente (anche fuor di metafora) come al solito.
e allora stamattina, che mi giro storta, mi viene in mente che potrei fare il kit per tenersi stretta la verginità.
accetto compagni d'impresa.
di questi tempi e con l'aria di censura che tira (ogni scelta di termini non è casuale) credo sia già un successo preannunciato.
ecco cosa contiene il kit:
- il purity ring, da portare rigorosamente al posto della fede nuziale come fanno i Jonas Brothers (una boyband americana di ragazzini vergini cristiani. così dice l'ufficio stampa);
- il manuale con tutte le cose negative del sesso, dai piccoli problemi che può causare alle grandi menate della mattina dopo;
- le carte con tutti i mostri e le creature che si risvegliano se ti tocchi;
- il breviario con tutti i santi e gli angioletti che piangono se ti tocchi;
- la cintura di castità in puro acciaio inossidabile con una sola copia delle chiavi;
- per lei: un preservativo coi denti, che stacchi qualunque appendice cerchi di avvicinarsi al tuo interno coscia;
- per lui: una dentiera tipo dracula da applicarsi nelle mutande per scongiurare qualsiasi accenno di erezione;
- per chi ha un concetto molto molto molto circoscritto della purezza, una pomata antiherpes (questa è difficile da capire, ma chi ha frequentato i campi scout o le GMG lo sa bene);
- un gessetto per segnare sul muro i giorni in cui non fai sesso, con tanto di raccolta punti. che funziona così: tu compri il kit e ti iscrivi on line al concorso. dal giorno in cui inizi, ogni nnn tacche sul muro, guadagni un punto. ogni x punti, guadagni un grado. e per ogni grado, c'è un bel riconoscimento morale: morigerato, virtuoso, putto onorato, in odore di santità, morto vergine.
vodafone e esselunga stanno valutando se convertire i vari gradi in un bonus di punti banana o prugna che possono valere per l'acquisto di un telefono che telefona male ma vibra un sacco.
noccioline
è qualche giorno che voglio scrivere questo post, che mi gira in testa.
ma poi ero stanca con la testa, ho dromito poco, ho rivisto il video di un'intervista in cui sembro un troll vestito alle bancarelle degli abiti usati anni 80, oggi nevicava cattivo, mica quella bella neve soffice che ti fa venir voglia di natale ma quella bastarda che ti gela la punta delle dita e le ginocchia.
e poi ero inibita perché qualche giorno fa mi ha chiamato un amico che mi ha fatto un appunto: scrivi troppo triste e serio, ultimamente. torniamo a parlare di cazzi, please.
si, ha ragione.
oggi però non parlo di cazzi, non mi va, non vogliatemene.
il fatto è che martedì sono stata a vedere a teatro la messa in scena di un testo di Paravidino che mi incuriosiva assai. il titolo è PEANUTS e, per sapere esattamente cos'è e di cosa tratta, vi rimando al sito del suo autore nonché alla bella recensione su drammaturgia.it.
questo testo è interessante per due motivi.
il primo perché chi è stato a Genova certe cose non se le dimentica.
il secondo, più tecnico, perché il meccanismo comico straniante di schultz viene rielaborato prima associandolo a temi contemporanei sulla globalità e poi spostando il tutto in una dimensione surreale di violenza fisica e psicologica.
ma non è di questo che voglio parlare in questo post.
voglio parlare della plutocrazia.
da martedì che sono uscita da teatro che ci penso: era uno dei titoli delle vignette sul palco.
martedì mi è venuto in mente che non sapevo cosa voleva dire. nella mia beata ignoranza, ho pensato subito a Walt Disney, che mi ha rovinato l'infanzia. in effetti, Pluto è un personaggio piuttosto inutile, però c'è sempre; e io mi sono sempre domandata perché. allora ho avuto un'illuminazione: un topo non può essere il padrone di un cane. e pluto non può essere fiiscamente davvero più piccolo di topolino. allora, secondo me, topolino gli fa da prestanome e pluto lo ricatta in qualche modo. e la scena del cane e del padrone topo è solo una finta per coprire la cosa.
quando ho verificato il significato di plutocrazia, mi sono sentita una rapa. e allora mi serviva subito un capro espiatorio su cui rovesciare il mio nervoso e preservare la mia autostima.
ho pensato a chi mi ha rovinato più di Walt Disney.
MTV, ecco chi.
e mentre prendevo coscienza della cosa e mi arrabbiavo di conseguenza, mi appariva un nuovo meraviglioso programma che si chiama EXILE, o qualcosa del genere. in pratica, le figlie dei ricchissimi americani viziate che spendono minimo centocinquantamiladollari per la loro festa dei 16 anni [ref. My sweet sexteen] vengono spedite dai genitori a imparare a vivere in qualche posto del mondo dove regna la miseria. nella puntata di oggi, una biondina veniva mandata in india e, alla fine, era orgogliosa di aver cucinato alla famiglia che la ospitava e che moriva di fame il primo vero pasto americano.
ecco.
la plutocrazia è anche questo: ha a che fare con la stupidità di una ragazzina viziata che, sponsorizzata da MTV, indossa la maglia di topolino in un villaggio del nord dell'india e piange senza avere pena di se stessa.
post femminista
Ecco cosa succede: nelle nostre piazze si manifesta in queste settimane per il diritto allo studio come valore imprescindibile di una società moderna e democratica. 
A Kabul, da settimane, ragazze del liceo vengono sfregiate con l'acido da militanti islamici. La loro colpa non è così grave come si potrebbe pensare: portano il velo e rispettano la legge. Però vogliono studiare e questa, a quanto pare, è diventata la nuova trasgressione da punire, nelle donne. La più grave delle ultime ragazze sfregiate si chiama Shamsia, ha 17 anni e rischia di restare cieca perché l'acido l'è finito negli occhi. Nonostante questo, ha dichiarato, ancora sul letto d'ospedale: 'Continuerò ad andare a scuola, anche se rischio che mi uccidano. Ecco il mio messaggio ai nostri nemici. Anche se lo rifaranno cento volte, io continuerò a studiare'. 
In questi giorni, l'elezione del primo presidente nero negli USA ha risollevato un vento di speranza che io spero di trasformi in un uragano transoceanico e che riesca a travolgere il mondo con dei cambiamenti reali. E se devo essere sincera, continuo a sperare perché, in effetti, avrei voluto che alla Casa Bianca salisse una donna. Parafrasando M.L.King, io ho un sogno: che le figlie di ogni donna, un giorno, vivranno in un mondo in cui non saranno considerate pregiudizialmente in quanto femmine, ma valutate per l'essenza della loro personalità e giudicate secondo un'etica umana davvero universale.
posta del cuore (1)
come vi avevo promesso, comincia la publicazione (sporadica e del tutto casuale) di qualche puntata della mia POSTA DEL CUORE in edicola ogni venerdì con BresciaWeek - all. BresciaOggi.
se volete scrivermi: postadelcuore@bresciaoggi.it
non si accettano mail anonime.
ma ogni riferimento a persone reali verrà cancellato.
IL METODO ANTI-STRONZI
BresciaWeek - 7.11.2008
Cara Nadiolinda,
ti scrivo perché so che di uomini ‘stronzi’ te ne intendi. A volte non capisco cosa scatta nella testa di una persona. Ho appena passato un'oretta a parlare con una mia cara amica che è stata mollata di punto in bianco dal ragazzo. E quando dico ‘di punto in bianco’ è proprio così: il giorno prima era tutto 'amore mio sei l'aria che respiro' e da più di una settimana si è reso completamente irreperibile. L’unica giustificazione che ha dato alla mia amica è stata: 'ho una profonda crisi esistenziale, non voglio che tu soffra quindi ti allontano'. Guarda, mi risparmio i commenti che ho in testa perché questo è un quotidiano che leggono persone educate. Ma tutte le maledizioni che gli ho tirato spero sortiscano l’effetto desiderato.
(Roberto, 36 anni, mail firmata)
Quando avevo 19 anni, mi sono innamorata di un ragazzo di 25. Siamo usciti insieme un paio di mesi, poi lui mi ha detto che non avrei mai potuto essere la sua fidanzata perché mi piaceva fare le gare di rutti con la coca-cola. E anche se lo portavo a teatro ed ero simpatica ai suoi amici ed ero carina ma con la testa, gara di rutti batteva implacabilmente savoir-fair 1 a 0. Dopo avermi detto questo e dopo averne discusso, abbiamo continuato la storia. Inebetita dalla mia cotta, pensavo che i rutti fossero dimenticati. Un venerdì mi ha detto che si era innamorato di me e che un po' aveva paura di questa cosa. E’ stato un momento bellissimo: ho vinto, pensavo, perché quello che sono, nel bene e nel male, è stato accettato anche da quella sua testa dura, piena di preconcetti su quello che una donna dovrebbe o non dovrebbe essere. Tempo 24ore e il sabato ha cambiato cellulare, ha chiuso la macchina in garage, ha staccato il telefono di casa ed è sparito dopo un banalissimo 'ti richiamo io'. Sicuramente è stato uno stronzo. Lo confesso: quando ho aperto il mio profilo su Facebook, è la prima persona che sono andata a cercare.
Perché il masochismo di farsi rifiutare una seconda volta era un impulso irresistibile.
Per fortuna, lui su Facebook non c’è, io non so più che fine abbia fatto e mi tocca rassegnarmi all’idea che mi ero innamorata proprio di uno stronzo.
Sai, Roberto, ogni tanto bisogna essere severi anche con sé stessi, soprattutto nell’analizzare le relazioni. Credo che, a volte, ci siano dei segnali che ci ostiniamo a non leggere o che, nella cecità del nostro amore, possono sfuggirci. Sono anche convinta che le relazioni sono quasi sempre squilibrate e uno dei due ama più dell'altro. E, a un certo punto, se la bilancia pende troppo, si finisce col culo a terra. Mi dispiace moltissimo per la tua amica perché capisco bene come si sente. Sono passati 10 anni e io il tizio non l'ho mai perdonato. E ogni volta che ci penso - mi capita meno di una volta, ma succede ancora - spero che gli cada un capello di troppo. O che gli scappi un sonoro rutto mentre sta a riunione col suo capo!
le parole giuste per essere in disaccordo

Questo gatto si chiama MAOW ed è la creatura insieme più adorabile e più politicamente scorretta che il web abbia sfornato negli ultimi tempi. L’hanno creata due che non sono tanto a posto e c’hanno troppe consonanti fricative nei soprannomi: Lex [graphic designer, illustratore e artista marziale] e XOs [romanziere, cyberpunk e critico sociale].
Perché vi parlo di Maow? Perché questa vignetta la uso quando devo fare l’esempio di come non si deve essere in disaccordo. Esistono le parole giuste per discutere e confrontarsi. Si va da un grado zero, che corrisponde al puro insulto gratuito, e si arriva fino al grado sei,ossia: controargomentare centrando il punto.
Le elezioni americane hanno fatto riflettere il mondo su molte cose. Io mi sono improvvisamente ricordata di quanto onore ci sia nel riconoscere un avversario degno con cui aver lottato e vinto. Al di là delle opinioni politiche, quando il neo presidente è stato eletto, per prima cosa ha riconosciuto i meriti del suo avversario. È stata, a mio avviso, la vera grande lezione di questo confronto politico…
Mi capita spesso di osservare, negli ultimi tempi e ad ogni età, una graduale disabitudine al confronto e alla discussione. Le controversie sono difficili da gestire: mettono di malumore e costringono ad affrontare sentimenti potenzialmente distruttivi, come la rabbia, il rancore, il dispiacere. In un mondo fatto di tecnologia ci si disabitua al confronto perché, dietro a uno schermo qualunque, si è protetti.
In ogni momento, se si vuole, basta un ctrl+alt+canc per mettere a tacere chi non è d’accordo con noi.
Sembra un controsenso, eppure solo quando incontriamo qualcuno che non è d’accordo possiamo davvero allargare i nostri orizzonti. Chi ci da ragione, la pensa come noi. Chi ha un’opinione diversa e ce la sa spiegare, invece, rischia di regalare a entrambi un nuovo punto divista.
Ecco, il senso del post è questo: anche se nella vita di tutti i giorni siamo abituati a cancellare (virtualmente) le persone con cui siamo in disaccordo, la lealtà dello scontro tra i due candidati americani mi ha ricordato quanto mi manchi un contradditorio costruttivo con qualcuno che sia in grado di controargomentare. Se ci penso, sono i grandi confronti umani, gli scontri di opinione che mi hanno sempre fatto crescere, da quelli con i genitori a quelli con i docenti a quelli con i capi e i colleghi. E il valore di una vittoria è dato soprattutto dalla grandezza del proprio avversario.
Oggi è un gran giorno...

... che sarà ricordato come quello in cui il giornalismo è ufficialmente decaduto dato che CI SONO LE MIE TETTE SULLA HOME DI CORRIERE.IT!!
l'articolo è bello e interessante. l'ha scritto Arianna Chieli, intervistando me e Elena Torresani.
c'è anche un video di noi due che giochicchiamo con un po' di sex toys nello store di Angelique Devil a milano.
insomma: pura didattica!
-ismi
ieri, finalmente, ho visto Gomorra.
ma quanto è bravo Garrone??
detto questo, valuto il mio grado di preoccupazione.
...molto elevato, nevvero.
nonostante il mio interventismo e prammatismo e femminismo e moralismo (in un senso positivo del termine, ovviamente, e non con l'accezione comune di bigottismo retrogrado) e ancora un sacco di -ismi proiettati verso un più generale ottimismo e futurismo d'indole e d'istinto, mi tocca constatare che la nostra politica ama gestire lo stato come un consiglio di amministrazione, di cui il presidente del consiglio è AD. l'azienda non è una cosa pubblica, ma una squadra di calcio. i tagli si fanno non sugli stipendi dei dirigenti, ma sulle riserve e sui giovani e sulla pulizia dei cessi e delle docce negli spogliatoi nonché nella difesa degli stadi e dei servizi per ospitare, medicare e salvaguardare il pubblico.
esiste una perenne campagna politica in cui si aizzano letteralmente le tifoserie cercando di tirarle a sé senza nessuna considerazione, ma per evidente partito preso. si gestiscono duplicati dei registri e si vive soprattutto su giri di fatturazione e pulizia di denaro di (in)dubbia provenienza. i falli e gli insulti sono concessi e la volgarità, il machismo e le inculate a tradimento sono all'ordine del giorno. nondimeno, quando si prova a dire che questo tipo di calcio è malato, ci si richiama a valori sportivi che, al pari di quelli democratici e repubbicani, mi appaiono un po' come la panna montata sulla merda fumante.
in ultimo, considero che questo generale sentirsi amministratori di un'azienda fallata e marcia, autorizza a prendere decisioni quasi sempre in urgenza, monetizzando tutto e spostando sempre tutti gli argomenti di discussione sui soldi.
in effetti, la cosa è rivelatrice: i soldi sono l'unica ossessione per questa classe dirigente; ma anche, ammettiamolo, per quasi tutti gli strati sociali, dal primo dei potenti all'ultimo degli stronzi. non è solo che i soldi, come mi ha ricordato qualcuno recentemente, non sono altro che un'idea: è anche che a ragionare così non si è più persone.
qualche tempo fa, un'amica che ha condotto un incontro in una scuola parlando di inserimento nel mondo del lavoro, mi ha chiamato sconvolta per chiedermi come poteva spiegare ai ragazzi il concetto di umiltà.
io faccio lezioni di pubblicazione etica su web in università e il solo titolo del corso registra sguardi attoniti e persi che dicono chiaramente cosa sta pensando chi mi ascolta: etica...cioè?
chi ha letto Gomorra e come me odia -pur conoscendolo a memoria- Sex & The City (ma attenzione: sta arrivando una valanga mediatica a favore di simpaticissime shopaholic) ricorda la storia del sarto napoletano, Pasquale, riconosciuto come maestro di sartoria all'interno del sistema di produzione illegale delle griffe, che vede in tv Angelina Jolie agli Oscar, riconosce una sua creazione e si commuove.
bene.
io ho un sogno: che le star di hollywood, con i loro bei vestiti e o i loro stilisti scintillanti e frociaroli, guardando il film si vergognino di indossare un abito pagato migliaia di dollari e prodotto nel nostro sud per meno di 25€ a pezzo e qualche morto in più, che tanto a loro non gli cambia mica la vita.
sogno che la più influente di queste star inizi un boicottaggio sistematico delle griffe, che i fatturati crollino e che il loro made in italy, fatto di sfruttamento e materiali scadenti e sovraprezzi scandalosi se ne vada in fumo, insieme al loro bel mondo dorato e finto. e che la loro valanga di fallimento si trascini dietro l'ipocrisia di chi si è costruito un impero sulle conoscenze, sugli agganci, sulla pretesa di aristocrazia, sul niente che è la loro pochezza.
sogno che se ne vadano tutti a dubay in esilio perenne, che si chiudano in gabbie d'oro ai caraibi, che milano torni ad essere una città sana di mente e che le modelle ritornino ad essere delle donne.
e sogno che tutto il male che hanno fatto a questo paese lasci finalmente il posto a chi crede che il proprio lavoro, fatto con correttezza e senso del dovere, possa aiutarlo a costruirsi un futuro.
La seduzione ha a che fare con la sintesi

Eros non è solo poesia. O meglio: si, certo è poesia nella sua forma più intima. Il che significa che è per lo più un tormento. E che sia piacere per il corpo e necessità di discesa nella propria anima è la cifra della sua necessità. Come l'ossigeno, Eros ci tiene in vita. Come una condanna, Eros ci priva del fiato e ci costringe a non poterne fare a meno.
Il libro di Elena è un caso perché, nell'epoca dei romanzi e dei pacchetti commerciali, la sua autrice (preparata, brava, brillante e spiritosa blogger) sceglie un genere poco adatto al mercato, ma ben confacente al suo argomento.
Una prosa poetica per scandagliare il tormento di Eros, che è estasi e insieme deviazione.
Nelle righe di questo libro, da leggere e rileggere come un piccolo imperdibile gioiello, ci sono tutto lo humor e la sensibilità di una donna con una grande umanità e un lungo percorso di formazione personale, sentimentale e sessuale, che affronta le sue fragilità e grida le sue fantasie, con penna lieve e piglio malizioso.
Scrivere un libro erotico, ma erotico davvero (non pruriginoso!) non è da tutti. Ma a Elena viene così naturale... Che volete? A ciascuno il suo dono!
'L'inferno di Eros' è una rivincita di libertà, un inno al femminino istinto di seduzione.
Elena dimostra che in un mondo che legge per accumulo e si riempie di parole, si può fare letteratura con la sintesi. E quando le parole sono quelle giuste, non c'è bisogno di scriverne altre, perché a rovinare la poesia si fa davvero troppo presto:
'Mi piacerebbe poter scrivere / Un giorno/ Qualcosa tipo / “Il Paradiso di Eros”. / Ma ho dati insufficienti, / E tutto ciò che mi resta / È di darvi commiato. / Sottovoce. / Razza di arrapati che non siete altro.'
Quanto è reale il virtuale?
Quando stavo facendo casa, ripensavo spesso a uno sketch di Luciana Littizzetto in cui lei diceva che le parole-chiave che separano un progetto di vita (la casa, appunto) dal dissesto finanziario (indebitamento esponenziale) erano quattro: 'già che ci sono'.
Ovvero: quando si fa o si ristruttura casa, bisogna non farsi prendere la mano o si rischia di spendere tantissimo per poi chiedersi 'ma come ho fatto??'.
Ecco: io facevo casa e pensavo a Luciana. E sono riuscita, tutto sommato, a uscirne illesa finanziariamente. Potenza della risata che, quando ti entra dentro la testa, fa scattare dei campanelli efficaci che diventano verità tutte tue.
Bene. Quando parlo di virtuale, invece, le parole magiche sono 'tranne che'.
Provate!
Chiedete a qualcuno, ad esempio, se guarda la televisione. Vi dirà di no tranne che quel programma e quell'altro e quell'altro ancora.
Oppure se è dipendente dai social network. No, tranne che xxxx perché c'è dentro qualcuno o perché non lo conosce nessuno.
Oppure se è dipendente dal telefonino. Ancora sarà no, tranne che per mandare gli sms o chiamare qualche parente con un'offerta vantaggiosissima.
Insomma: quando si ha a che fare col virtuale, è un attimo convincersi che il nostro grado di immersione nel mondo del non-reale è comunque relativo, circoscritto, una parentesi.
E invece no. Il virtuale permea le nostre vite. Lo fa attraverso mezzi più innocui e riconosciuti (come la tv) e anche attraverso nuove tecnologie, magari più grintose e accattivanti. Nel grande mercato globale, ogni target ha un prodotto, reale e virtuale. Il mercato non conosce nessun tranne che.
Ora, dato che la nostra vita è in gran parte virtuale, dovremmo cominciare a considerare il peso dell'etere, nelle nostre scelte e nella nostra condotta.
Troppo spesso la presenza di uno schermo ci fa sentire protetti e, così, ci lasciamo andare a cadute libere pensando che la rete ci possa salvare dai tonfi reali e da quelli morali.
Qualche giorno fa è capitato che una signora, in Giappone, ha scoperto sulla propria pelle cosa significa pagare per la propria condotta virtuale. La sua è una storia che merita di essere raccontata.Ha conosciuto un uomo, in un gioco di simulazione. Si sono confidati e innamorati e hanno coltivato una storia in rete. Il gioco permetteva la simulazione di molte situazioni, dalla vita mondana al sesso. I due avatar (ovvero, i loro alter-ego virtuali) si sono sposati. Poi, lui si è stufato e, utilizzando una funzione del gioco... ha divorziato.
La signora, impazzita dal dolore e dalla rabbia, ha ucciso l'avatar del compagno. Virtualmente, s'intende: ha solo cancellato il codice del suo personaggio dal programma. Ma lui ha sporto denuncia per omicidio virtuale.Risultato: la signora ad oggi rischia fino a cinque anni di galera e quasi 400mila dollari di multa.
La legge giapponese, infatti, considera molto gravemente i crimini di hackeraggio (ossia di pirateria virtuale). Personalmente, provo molta compassione (nel senso di com-patire, ossia di essere vicina) per la signora, che si è lasciata così coinvolgere da una relazione inconsistente, da perdere la testa e, immagino, soffrire terribilmente.
Per chi ammette, senza vergogna, quanto peso abbia la virtualità nella sua esistenza, è difficile non capire che le emozioni sono spesso reali e sincere e che le conseguenze emotive sono pagate in toto; anche se ci si salva da quelle concrete o perfino legali.
Non so cosa pesi di più per la signora, se l'incoscienza di aver commesso un reato per pura ingenuità e ignoranza, pensando solo di giocare o di fare un atto completamente virtuale e privo di conseguenze. Oppure se le bruci dover scontare ancora per un amore che per lei era reale e per l'altro era solo qualche riga in più di codice.
E, prima di giudicare, chi è senza peccato... invii il primo sms!
rumori fuori scena
Questa settimana, l'ufficio italiano del Parlamento Europeo ha organizzato un seminario per giornaliste alla sede di Strasburgo, in occasione della seduta plenaria di ottobre. Tra le invitate c'ero anch'io che avevo bisogno di alcune interviste per farmi un quadro sulla diffusione dell'AIDS in Italia. Così, l'ho chiesto a Vittorio Agnoletto, che prima di fare un sacco di cose, ha fondato la LILA - Lega per la Lotta Italiana all'AIDS.
Di AIDS non si parla più da molto tempo, la percezione del rischio è basso, le terapie attualmente disponibili allungano la vita con un'aspettativa che può raggiungere i 30 anni.
Risultato: in Italia si stimano tra i 140mila e i 170mila contagiati dal virus, di cui solo una parte consapevoli. Una grande percentuale di questi sono donne, le cosiddette late presenters, che arrivano in ospedale quando la malattia è già in uno stadio avanzato, senza aver mai avuto sospetti. Il problema non è da poco: si parla di una stima che sfiora i 50mila casi.
Sono donne eterosessuali, con una situazione sentimentale stabile, apparentemente sicura, che hanno una bassissima o nulla percezione del rischio.
Ma non è di questo che voglio parlare.
A Strasburgo siamo andate in 15 giornaliste, tutte donne, tutte in gamba, con un percorso di crescita personale e professionale da outsiders. Che a casa mia fa il pari con cazzute o anche, per drla in altre parole... con due palle così! Il programma comprendeva circa 3 giorni di seminario, compresi gli spostamenti. Dunque abbiamo trascorso all'incirca 62 ore insieme. Da questa vanno sottratte le ore di sonno e di ritiro nelle camere, cioè circa 18. Da queste vanno sottratte le ore dei confronti con gli europarlamentari, cioè circa 8.
Dunque, sintetizzando:
62 ore totali
- 18 ore di riposo
- 8 ore di lavoro
= 36 ore in cui (ve lo assicuro!) non c'è stato un solo attimo di silenzio!
Ora ...36 ore di chiacchiere sono tantissime!
Qualche tempo fa, la rivista Science ha pubblicato una ricerca condotta dall'Università del Texas che dimostra come la leggenda metropolitana che le donne parlano troppo è falsa. Nei fatti, le donne proferiscono 16.215 parole al giorno contro le 15.669 degli uomini: circa mille parole di differenza al giorno. Ma questo non è sufficiente per affermare che le donne siano più logorroiche degli uomini. E ancora: in Italia è stato pubblicato Il cervello delle donne, della neuropsichiatra americana Louann Brizendine, in cui si afferma le donne utilizzano 20mila parole al giorno, contro le 7mila degli uomini.
Insomma: chi ha ragione?
Le donne parlano tanto o parlano troppo?
...vorrei tanto avere altro tempo per rispondere a questo interessante interrogativo, ma ora devo rispondere a una videoconferenza su skype con un po' di amiche e organizzare la nostra serata insieme.
E poi, fatemelo dire, quando si incontrano donne interessanti, vale la pena di confrontarsi. E se un uomo non sa reggere il ritmo della conversazione, fatti suoi!
un intero popolo che abbocca sempre a quello che gli viene raccontato è un popolo senza dignità

ci sono dei valori che, per me, sono da includere nella voce non negoziabili.
senza eccezione alcuna.
e quando leggo o sento cose come quelle di questi giorni devo dire che non solo mi scandalizzo, ma mi viene pure da vergognarmi e dare ragione a un amico che recentemente ha esordito con 'le persone sono dei virus'.
non posso credere che qualcuno prenda sul serio, ad esempio, la facile liquidazione del protocollo cosiddetto 20-20-20 per gli obiettivi di risparmio energetico. che costi alle aziende, siamo d'accordo. ma quanto costa a noi?
già, nella vita di tutti i giorni, chi ha una coscienza verde osserva le piccole noncuranze e gli sprechi con una stretta al cuore. e se protesti per il rubinetto aperto o per i rifiuti ammassati, è un attimo sentirsi dire: 'ma tanto io pago'.
come se fossero i soldi l'unico metro per tutto.
a brescia esiste l'inceneritore di cui tanto si è parlato in questi mesi perché farà da modello per altre realtà, come quella campana, dove i rifiuti sono una piaga sociale.
bene: da quando c'è l'inceneritore, non si fa più raccolta differenziata della plastica. perché la plastica è un combustibile eccezionale e brucia da dio.
ottimo, dicono in tanti. perché per loro l'equazione è: rifiuto bruciato, rifiuto eliminato.
e forse non ci penseranno nemmeno quando moriremo tutti di qualche cancro alle vie respiratorie, come già sta succedendo.
e non mi consola sapere che come morirò io, morirà anche lady beretta o tutti i gnutti del caso, con le loro belle villette e i loro parchi macchine nelle alti e verdi e ridenti valli.
non mi consola perché mi vergogno di appartenere alla loro stessa razza; anche se io non potrei mai essere il loro tipo, perché io sono umana.
ieri è apparsa la lettera di roberto saviano di cui si è tanto parlato. e, come al solito, la stampa dice tutta la stessa cosa, tranne qualche sporadica flebile voce fuori dal coro di papere. ma chi se ne frega se va fuori dal'italia o resta. chi se ne frega.
non è quello che c'è scritto. d'altronde, non centrare il punto ma distogliere l'attenzione è diventato l'allenamento quotidiano di una stampa impegnata, insieme alle istituzioni, a formare quotidianamente la coscienza dell'italiano medio dandogli come metro primario la quantificazione in denaro di qualunque cosa. saviano racconta la pena di un'esilio morale del suo paese e dice che per essere un eroe, in questo paese, bisogna essere morti, perché così non si dà più fastidio.
è il dolore, profondo, per chi fa scelte che non sono in linea con il valore primario che ci guida: i soldi. che controllano tutto, decidono tutto, pesano più di ogni altra cosa.
la moralità vale come una merda di cane.
l'etica non si sa più nemmeno cosa sia. è fuori mercato da un po'.
la compassione, nel senso di vicinanza all'altro, di solidarietà attiva, è il contentino dei poveracci.
in un momento in cui ci sono problemi sociali e allarmi su schiere di nuovi poveri, dobbiamo sentirci dire che le banche devono essere salvate.
da chi?
a prenderlo in culo fino a ieri per continuare a prenderlo in culo anche domani siamo tutti d'accordo. e i soldi, che non ci sono più da un giorno all'altro, sono davvero spariti? e le borse minori, quelle mediorientali, ad esempio, che in questi giorni crescono come mai prima d'ora, non sono forse ingrassate dagli stessi fondi che sono tolti a wall street, a pechino, a milano? non sarò un'esperta di finanza, certo. ma non sono un'idiota e non mi piace essere presa in giro.

e siccome ho un minimo di visibilità, cominciano ad arrivare anche le prime richieste di favori. con l'appunto che qui ci siamo tutti per darci una mano, favore per favore.
nei giorni scorsi mi è stata offerta una piccolissima possibilità che, attaccato al cartellino, aveva un piccolo ricatto. non si chiamava ricatto, certo. si chiamava favore. e chi si è offerto di 'sostenermi' mi ha anche detto che voleva presentarmi delle persone perché loro del partito (indovinate quale?!?) sono dappertutto.
ho detto di no perché non posso far finta che la direzione che scelgo per la mia vita non sia fatta di piccole decisioni giorno dopo giorno.
e, condividendo questa cosa con un amico, lui si rammaricava che le scelte morali siano non solo non capite, ma addirittura disprezzate.
si, è vero.
ma io combatto l'uomo medio, depresso, immerso nella merda del suo perenne presente, pieno di luoghi comuni, di qualunquismo, con un buco nero dentro che riempie di roba, come se le cose potessero colmare davvero un vuoto; senza il senso della rinuncia, senza il senso dell'umanità, senza ideali, senza aspettative, senza capacità decisionale, senza una bussola critica interiore, senza forza morale, senza il senso del suo passato, senza voglia di pensare al suo futuro, che baratta valori in cambio di soldi e, così, giorno dopo giorno, vende la sua anima.
vorrei riavere indietro la mia prima volta...
...solo per potermi permettere il KIT PER PERDERE LA VERGINITA'

a soli 15,00 $, infatti, questo delizioso kit offre tutto il necessario per affrontare con serenità e preparazione quasi ingegneristica tutte le tappe essenziali del primo rapporto completo:
- l'immancabile preservativo!!
- un manuale guida dettagliato e con illustrazioni
- una serie di annotazioni anatomiche, mappe e consigli
- le carte del Kamasutra, con i tre livelli: base, avanzato, Cirque du Soleil
...e, soprattutto, il diploma per aver copulato, con tanto di attestato ed, eventualmente, bacio accademico su richiesta!
nadiolinda leonessa ...soprammobile!
sabato sera, al Gran Galà Donna Italiana, ho ricevuto un premio per la letteratura. perché, pare, sono riuscita a tirar fuori uno stile dal blog.
qualche giorno fa ho visto una critica al libro di giordano che lo accusava di utilizzare un periodare un po' troppo semplice. questo lo rendeva un autore di serie b.
figuratevi a cosa mi tocca controbattere a me...
e vabbè.
comunque, il premio me l'ha consegnato una donna davvero in gamba: Patrizia Rappazzo, che ha dirige il festival Sguardi Altrove, ormai un punto di riferimento per chi parla di donne.
e l'applauso più grande è andato alla bravissima e tenera Giulia Quintavalle, che è davvero una forte, non solo perché ha vinto un'oro, ma perché a starle vicino si fa fatica a non abbracciarla forte per dirle che le si è vicino.
la mia piccola leonessa d'argento la dedico, col cuore, a tutte le ragazze che mi hanno letto e mi hanno scritto e che mi hanno fatto sentire un'amica, una confidente.
l'affetto non ha nulla a che vedere con il merito. però questa dedica è il mio modo per ricambiare il sostegno che -senza saperlo- mi hanno dato in questi mesi.






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